«Signore Guitterez, Don Guitterez di Saldaña, rimanete, vi prego, e continuate a giuocare con me.»
«Io non giuocherò più a scacchi; — io voglio giuocare il giuoco delle lancie alla fontana di Almami.»
E i pianti di Aurora non valsero a trattenerlo, perchè chi può trattenere il prestante cavaliere quando s'incammina al duello? La Perla di Toledo tolse allora la mantiglia, e montata sopra la mula si condusse alla fontana di Almami.
La erba intorno alla fontana è rossa, l'acqua della fontana anch'essa è rossa; ma l'erba e l'acqua della fontana non si fecero rosse di sangue cristiano. Il Moro Tuzani giace bocconi: la lancia di Don Guitterez si ruppe nel petto; tutto il suo sangue trabocca fuori dalla piaga. La cavalla Beria lo guarda piangendo, perchè non può guarire la ferita del suo signore.
La Perla scende dalla mula: — «Cavaliere, fate animo,» gli dice; «la vita può bastarvi ancora per qualche bella Moresca. La mia mano sa guarire le ferite che fa il mio cavaliere.»
«O Perla tanto candida, o Perla così bella, cavami fuori dal seno questo troncone di lancia che mi strazia: il freddo dello acciaio mi gela e m'intirizzisce.»
La Perla improvvida si avvicina: egli rianima le sue forze, e col taglio della spada fende quel bel viso di amore.
AMALIA.
DA SCHILLER.
Egli era bello come un angiolo voluttuoso del Wahlalla; bello fra tutti i giovani. Il suo sguardo era di una dolcezza celeste, simile a un raggio di sole di primavera, ripercossa dallo azzurro specchio del mare. I suoi baci..... come due fiamme si affratellano, come tocchi di arpa simultaneamente suonano e formano armonia divina: così si precipitarono, volarono, s'immedesimarono spirito e spirito, le labbra tremarono, le guancie arsero, l'anima si versò nell'anima, — terra e cielo, come distrutti, nuotarono intorno agli amanti. Egli non è più. Invano, ohimè! invano lo seguì anelante l'angoscioso sospiro. Egli non è più, ed ogni piacere della vita dolorosamente si esala in un perduto sospiro!