[5]. Pag. 377. — La catastrofe di questo Racconto fu ricavata dalla storia di Ieronimo e Lorenzo, nel primo volume dell'Armeno. — Ell'è ancora molto somiglievole alla scena dell'atto III di Macbeth.
[6]. Pag. 383. — Beltane-Tree, — festa Inglese del 1º di maggio, nella quale si accendono molti fuochi.
[7]. Pag. 385. — Questo è uno dei poemi che occorrono nell'Hours of Idleness pubblicate da lord Byron nella sua giovanezza, tanto vilmente lacerata dalla Rivista di Edimburgo: — giornale che, come moltissimi altri, tenta opprimere chi sorge, e adula il già sorto.
[8]. Pag. 387. — Madama Stael nell'Alemagna crede la fidanzata di Corinto una creazione immaginosa del Goethe, e s'inganna. Goethe, sommo erudito come immenso poeta, consultando i libri antichi e moderni, ma principalmente gli antichi, sapeva trarne subietto dei suoi Canti. — Da lui non fu immaginata per nulla l'avventura della Fidanzata di Corinto, e voi la leggete come un caso veramente accaduto nei Mirabili di Flegone Trattiano (volgarizzato da Spiridione Blandi) che fu liberto dello imperatore Adriano, come si ricava dalla testimonianza di Fozio, di Vopisco, e di Suida. — Goethe non immaginò altro che il motivo delle nozze mancate, e di Goethe poi è la poesia della Canzone. — Ecco il passo di Flegone.
(Manca il principio.)
.... Se n'entra per le porte nell'albergo, ed al lume di una lampada che ivi ardeva, vide la donna assisa presso Macate; nè potendo più a lungo rattenersi per la maraviglia del veduto fantasma, corre alla madre, e gridando ad alta voce: o Carito! o Demostrato! disse loro di alzarsi e venir seco lei a vedere la figlia; poichè dessa erale viva apparsa, e per volontà di qualche Nume trovavasi coll'ospite nell'albergo. Carito al primo udire una sì strana novella, cadde svenuta per la grandezza dell'annunzio e pel tumulto della nutrice; ma poco stante, rammentando la figlia, si diede in sul piangere, e per ultimo rampognando la vecchia nutrice, comandò che da lei tosto qual pazza si dipartisse: ma quella all'incontro accusandola e dicendole francamente sè non essere altrimenti fuori di senno, ma bensì essa per pigrizia ricusare di vedere la propria figliuola; Carito alla fine, parte pressata dalla nutrice, parte con animo di riconoscere il fatto, a stento si recò alla porta dell'ospizio; ma però tardi, essendo trascorso molto tempo nell'aspettare un secondo nunzio, quando quelli s'erano già posti a dormire. Ora la madre fattasi ad osservare, avvisossi di riconoscere le vesti ed i lineamenti del volto; ma non potendo per verun modo a quell'ora investigare la verità, pensò di dovere acquietarsi, sperando che levandosi di buon mattino, avrebbe colta la figlia, o se avesse tardato, potuto avrebbe sapere ogni cosa da Macate, perciocchè egli certamente non mentirebbe ove fosse sopra un tanto affare interrogato; laonde tacita si ritirò. Appena surto il mattino, o fosse volontà divina, o effetto del caso, avvenne che colei si partisse. Venuta poi la madre, molto si dolse di non averla trovata, e narrato avendo partitamente ogni cosa al giovanetto e all'ospite, molto pregò Macate, abbracciandogli le ginocchia, che senza nulla occultare dirle volesse tutta la verità. Il giovanetto si mostrò in sulle prime assai turbato e confuso; ma alla fine pronunziò il nome, dicendo quella essere Filinnio; e narrò come da principio fosse entrata, e la cupidità della donna; e come aveagli detto di venire a lui senza la saputa dei genitori: ed in prova della verità trasse fuori da un ripostiglio gli arnesi ch'ella aveva lasciati, un anello d'oro da lei donatogli, e la fascia pettorale che aveva lasciata la scorsa notte. A tai contrassegni Carito esclamò, e laceratesi le vesti, e strappatasi dal capo la benda, cadde a terra, e abbracciando que' pegni, rinnovò il pianto. Ciò vedendo l'ospite, e come tutti piangevano e lamentavansi, poichè già avvisavano dover or ora seppellir Carito, mosso a compassione, diedesi a confortarla, pregandola che omai ponesse fine alle grida, e promettendole, se quella fosse ritornata, di fargliela senza altro vedere. Da queste parole persuasa alla fine Carito, dopo avergli raccomandato di badar bene attentamente che fallite non andassero le sue promesse, nelle sue stanze se ne tornò. Venuta la notte e l'ora in cui Filinnio soleva a lui recarsi, stavansi gli altri ad osservare, volendo assicurarsi del suo venire: ed ella infatti comparve; ed entrata all'ora solita e postasi a sedere sul letto, Macate senza far vista di altra cosa, ma solo bramoso di scuoprire la verità, non potendo darsi a credere come avesse a fare con una morta, la quale sì esattamente era a lui venuta alla medesima ora, ed inoltre secolui cenava e beveva, non prestava fede a quanto quelli gli avevano dianzi raccontato, avvisando piuttosto che alcuni di coloro che disotterrare sogliono i morti, aperto il sepolcro, venduto avessero al padre le vesti e l'oro della fanciulla. Volendo adunque per ogni modo assicurarsene, mandò occultamente alcuni suoi domestici a chiamare i genitori. Accorsi incontanente Demostrato e Carito, e veduta quivi la figlia, da prima rimasero mutoli e costernati ad un sì fatto prodigio, e mettendo poi alte grida, stretta se la tenevano tra le braccia. Allora Filinnio rivolse loro queste parole: O madre, o padre! quanto ingiustamente m'invidiaste il trovarmi per tre giorni coll'ospite nella paterna casa, senza nocervi punto! Voi adunque piangerete per la vostra curiosità, ed io me ne vo di nuovo nel luogo a me assegnato; imperocchè io non venni qui senza il volere divino. — Dette queste parole immantinente cadde morta, ed il suo corpo steso vedevasi sul letto. La madre ed il padre gettaronsi sopra il cadavere, e levossi nella casa un gran rumore ed un pianto, per tale sciagura; ed essendo lo spettacolo senza rimedio ed incredibile il caso, se ne sparse tosto la fama per tutta la città, ed a me pure pervenne. In quella adunque io raffrenai la moltitudine che verso la casa accorreva, temendo non succedesse qualche nuovo accidente, ove cresciuto non fosse il rumore. Nulladimeno ai primi albori del giorno il teatro era pieno, e narratasi quivi ogni cosa partitamente, si deliberò di portarsi in prima al sepolcro, ed aprendolo assicurarsi se il corpo giacesse nella sua bara, o se questa fosse vota; perciocchè non erano ancora sei mesi trascorsi dalla morte della fanciulla. Aperto che avemmo l'avello, in cui riponevansi tutti i defunti di questa famiglia; in altri letti abbiamo veduti giacersi tuttora i cadaveri, come altresì le ossa soltanto di quelli che erano da più lungo tempo trapassati: ma nel luogo in cui fu seppellita Filinnio abbiamo trovato sovrapposto l'anello ferreo, il qual era stato dell'ospite, e la tazza indorata che essa il primo giorno aveva da Macate ricevuta. Pieni perciò di stupore e di meraviglia ci recammo immantinente presso Demostrato all'albergo, per vedere se vi si mirasse ii corpo della donna; e vedutolo a terra disteso, ci siamo adunati a consiglio, perciocchè l'avvenimento era grande ed incredibile; ma suscitatosi un forte tumulto nell'adunanza, nè alcuno trovandosi che pronunziar sapesse giudizio su tal caso, sorse alla fine primo fra tutti Ilio, il quale appo noi non solamente era ottimo indovino ma anche augure preclaro, e nell'arte sua molto valeva. Ordinò egli che il corpo della donna fosse seppellito fuori dei confini (imperocchè più non conveniva sotterrarla entro di quelli); che poi si placassero Mercurio il terrestre e le Eumenidi; che tutti si purificassero, e lo stesso si facesse delle cose sacre, e i debiti uffizi si rendessero agli Dei infernali. A me poi disse privatamente che per l'Imperatore e per la Repubblica offrissi sacrifizi a Mercurio, e a Giove ospitale e a Marte; e tutto ciò con particolare cura. Noi mandato abbiamo ad esecuzione ogni cosa come l'indovino ci aveva prescritto. L'ospite Macate, ch'era stato visitato dallo spettro, per la tristezza si uccise da se medesimo.
Nota del Trascrittore
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