L’amore affina i sensi, e questo è provato. La Caterina ha udito un suono: il suo cuore non s’ingannerà. Chiunque altro non lo avrebbe sentito, — ma io lo ripeto — la donna innamorata davvero sembra quasi divina nelle sue sensazioni. — Sorge, — e come quegli uccelli che in andando si aiutano coll’ale, ella tocca appena il pavimento indirizzandosi alla porta della casa.
Nè desiderio punto minore stringeva certamente lo aspettato, conciossiachè all’aprirsi dell’uscio egli si trovasse in pronto di svilupparsi dal tabarro, e tendere le braccia alla Caterina, ove la povera donna innamorata lasciò cadersi vinta dalla grande forza di amore.
Godete! — Nato fra speranze, desiderii, e paure, nudrito di amplessi e di baci, sempre è l’amore seguitato dal fastidio, spesso dal pentimento, qualche volta dal rimorso. Godete! — All’amore vostro terrà dietro il castigo; ma nessuno potrà togliervi questi momenti. Potenza umana o divina tenterebbero invano far sì, che essi non sieno stati. Nella miseria, che vi circonderà come una notte senza stelle, la memoria di quei momenti vi sarà un fuoco di Santo Elmo. No, rammentarci del tempo felice nella miseria non è dolore. La gioia, frettolosa pellegrina dell’anima, le lascia in partendo la memoria, e questa di anno in anno si diffonde tanto più cara quanto più si discosta dal suo principio, in quella guisa medesima che nella superficie delle acque percosse tanto più si dilatano le ruote quanto meglio si allontanano dal punto della commozione. — La memoria è quasi un eco del piacere, che forse non tace neanche dentro al sepolcro. Dalla coltre dell’etico, dalla prigione del condannato, la memoria alata trascorre su i campi aperti, e si mesce co’ raggi matutini del sole, o si riposa su i calici aperti dei fiori, assorbendone il profumo, o beve la lacrima pianta dalla madre quando benedisse suo figlio, o si diffonde su i labbri della donna amata inebbriandosi di sorriso, o le cadendo sul seno gode a sentirsi balzellare dal palpito di un cuore al quale ella pure rimase estremo, — arcano, — e consacrato conforto. — Finchè l’anima conserva la memoria delle cose a lei più caramente dilette, l’Angiolo della speranza la ricopre con le amorose sue ali.
Quando ebbe posa quello ardente affetto, e fu concesso agli amanti l’ufficio della parola, la Caterina favellò prima dicendo:
“Iacopo, vieni qua, — riposati. — Santa Vergine, come sei bagnato!” — E qui l’amorosa gli toglieva il mantello. “O che si è guasto il tempo?”
“Si apparecchia una notte d’inferno.”
“Già... dev’essere; — la burrasca dei morti.”
E il giovane crollando il capo, e ridendo, si pose a sedere sopra un lettuccio, e recatasi su le ginocchia la Caterina, che cingendogli di un braccio il collo prese a comporgli i lunghi capelli, continuava il colloquio interrogando:
“O che cosa hanno che fare i morti con la burrasca?”
“Che cosa vi abbiano a fare io per me non saprei; ma egli è certo che nella notte dei morti succede sempre la burrasca. Io mi ricordo avere udito da sante donne raccontare, come la misericordia di Dio conceda durante questa notte che i defunti, lasciate le antiche sepolture, tornino a visitare i luoghi donde si sono dipartiti: e quelli che furono buoni si valgono della grazia per visitare i loro diletti, e prevenirli della lieta o rea fortuna, o con qualche sapiente consiglio ammonirli; i tristi poi si spargono per l’aria e s’impadroniscono del fulmine, del tuono e dell’uragano: — allora o si rovesciano sul mare, e la mattina tu vedi sopra la sponda una vedova e un cadavere, — o percorrono la terra, e presa la forma di perfidi fuochi folleggiano davanti al pellegrino smarrito, e lo spingono giù nel dirupo, ove non pochi monticelli di terra sormontati da croci accennano i sepolcri dei poveri precipitati.