In quella notte Giomo Pelliccia, cagnotto di casa Cybo, soprannominato Margutte, armato fino ai denti, per ordine della signora duchessa montato sopra poderoso cavallo si pose in viaggio per a Massa.

V.

Presso la chiesa di Santo Ambrogio, sul terminare di Via dei Pilastri, occorre una casa che fu già di Giustino Canacci, mercante fiorentino. — Qui nella sera del primo novembre 1637 una giovane donna (quella dessa della quale abbiamo veduto il ritratto nelle mani della signora Veronica) si stava soletta seduta davanti una tavola in una sala vasta e fredda, accanto alla porta di una camera. Al primo aspetto pareva intieramente assorta nell’opera che aveva fra mano, senonchè esaminando come ora l’ago si arrestasse a mezzo punto, ora volasse con direzione diversa affatto a quella che avrebbe dovuto tenere, e l’affannoso anelito del seno, e il sudore cui ella sovente per tutto il volto e sul collo si asciugava, e il repentino sollevare della testa, e a chiusi occhi agitarla a destra e a sinistra, sicchè i bei ricci biondi continuavano ad oscillare anche dopo il quietarsi del capo, a guisa di catenelle di oro pendenti da un lampadario; chiunque, dico, comecchè dotato di mediocre levatura, avrebbe potuto con giuramento affermare: — in quel cuore non abita la pace!

Una voce belante, che muoveva dall’interno della stanza presso la quale stava seduta la bella Caterina, si fece sentire dicendo:

“Caterina, mi fa male sentirti sola in cotesta diacciaia; — perchè non vieni di qua in camera, chè staresti a migliore agio? Questo anno il freddo ci è caduto addosso più presto del solito, e più pungente...”

“Giustino mio, non vi date pena per me. Il lume vi recherebbe fastidio, e il rumore del lavoro vi guasterebbe il sonno. Riposate, — procurate chiudere gli occhi almeno stanotte.”

“Non importa; tanto del pane della vita i tre quarti io me li sono mangiati. — Per uomo della età mia ogni minuto è tempo di morire. — Prendersi pensiero di me egli è come seminare grano in Gonfolina. — Vieni... vieni, levati da quel freddo costà.”

“Se alcuna cosa vi abbisognasse, Giustino, parlate; — sto qui per servirvi: ove poi lo diciate a mio riguardo, gran mercè; — lasciatemi stare... io sudo...”

“Sta pure, figliuola mia! Ah! benedetta la gioventù...”

La giovane donna s’ingegna ad alitare più basso. Sovente accosta l’orecchio alla porta, spiando se il vecchio dorma, e poi alza la faccia a consultare l’orologio a pendolo appeso alla parete dirimpetto a lei, e pare che non senza brivido ella veda avvicinarsi la lancetta ad un’ora fatale. Quinci rimuove lo sguardo, e pieno di ansietà lo fissa sopra la porta che dà adito alle scale, e così continua in quel moto, che vorrei dire triangolare.