Colei, se giunge, supera appena il diciottesimo anno; — ella oltrepassa il suo ventesimosesto...[10]

Di quanto ella avanza il suo ventesimosesto anno? — Non osa dirlo nemmeno a se stessa. Questa età la spaventa come un ammasso più terribile assai del capo di Medusa, di cui le frazioni le compariscono atroci, sibilanti, velenose, quanto le serpi che compongono le chiome di quel teschio infernale. — Ogni altra sua angoscia di natura più psicologica potè essere da lei meditata e discorsa, ma le cifre constituenti il numero dei suoi anni, simili al mane techel fares del convito di Baldassarre, le impiombano il sangue, le comprimono il pensiero, la vista si perde fra mille scintille di fuoco, un tintinnio molesto le martella le orecchie.

Dalla mano languida sfugge il ritratto, — i labbri si agitano senza parole, — sviene.

“Mamma mia, come ti fai brutta!” esclama il fanciullo.

“Brutta!” — urlò la duchessa. — “Anche tu godi a contristarmi? — Iniqui tutti, e maligni! Cecilia stessa nel procurarmi con tanto studio il ritratto, chi sa non lo abbia fatto a bella posta per umiliarmi? — Che dico forse? certamente è così! Ed io ringraziava la perfida amica!... Iniqui tutti! Ma tu, vipera riscaldata nel mio seno, non devi unirti co’ derisori del tuo sangue. — Se adesso sono brutta, non lo era prima di generarti... sai? — Il travaglio di portarti nove mesi in questo mio fianco, — i dolori ch’ebbi a soffrire nel metterti al mondo, mi hanno ridotta così, sciagurato! — Anche tu mordi le poppe che ti hanno porto il latte, figlio di traditore, e nipote di traditori. — Maledetto il giorno in che ti concepiva! — Va, — dopo una vita di stenti ti attenda una morte d’infamia!... possa una moglie infedele renderti con usura quello che tuo padre fa sopportare a me! — L’ultimo oggetto che ti percuota la vista sia — l’abbracciarsi, — l’ultimo suono che ti giunga all’orecchio sia — il lagnarsi degli adulteri, che di troppo si prolunghi la tua agonia. — Prendi, tristo fanciullo! — prendi, ribaldo! piangi anche tu...”

Alla procella delle parole e dei colpi, che lo percossero per la faccia e sul capo, il bambino rimase come trasognato; — poi proruppe in pianto senza freno: il singulto così profondo gli stringe la gola, che pareva volesse strangolarlo: — faceva proprio pietà!

In mezzo alle tempeste più feroci dell’anima il pianto del figlio si fa sempre sentire alle viscere di una madre. Donna Veronica risensò all’improvviso, trattenne a mezzo un colpo che stava per discendere sopra il figlio, e mutatone direzione, se lo dette di gran forza nella fronte urlando forsennata:

“Faccio orrore a me stessa!”

Alle furie che già la dominavano, aggiunse la colpa che l’aveva tratta a incrudelire contro il suo sangue, il dolore del figlio, e la paura di averne meritato l’odio implacabile. Tremende visioni le si aggiravano vorticose per la mente. Il demonio la sferzava co’ suoi più velenosi flagelli. Fra tanti modi di vendetta uno le piacque, e fu il peggio: — lo scelse, — lo ripose nell’anima come un tesoro, e con l’indice della destra si comprimendo la fronte là dove si dividono le ciglia, con voce roca profferì questa parola:

“Ho deciso!”