“Se l’amavo! Eppure non tanto quanto ella si meritava! — Misericordia! che lampo!” esclama improvvisamente la Caterina facendosi il segno della salute; — “ah! che spavento! È stata una saetta...”

“Per poco non ha rotto tutte le vetrate!”

“Questo non può succedere, perchè la domenica delle Palme vi posi con le mie mani l’ulivo benedetto; — ha battuto vicino però: — forse nel campanile di Santo Ambrogio. — Ciapo, di grazia, va a chiudere le imposte... fa piano, sai... bada di non lo svegliare;.... ho paura...”

Il giovane si leva, e cauto va ad appagare il desiderio della donna.

“Caterina!” — suona all’improvviso la voce belante del vecchio Giustino, — “hai avuto paura?”

“Oh che sono nata ieri? — Oh che non ho sentito altri tuoni in questo mondo?”

“Va, tu sei una valorosa fanciulla! Ma, Dio mio, ove sarà mai quel tristo di Baccio? Egli è uno sciagurato, ma pure mio sangue.”

“E dove volete che sia, se non all’osteria del Giardino?[11] — E poi, ha tanto orrore dell’acqua, che in qualche luogo e’ si sarà riparato di certo.” — E tutto questo ella diceva con voce che s’ingegnava rendere festosa, ed ostentando una contentezza che veniva smentita dal pallore del suo volto.

Ciapo si ricondusse pianamente al fianco della donna amata, e stettero per lunga ora in silenzio.

Continua la tempesta. Di tempo in tempo un rovinío di grandine colpisce in pieno dentro le finestre minacciando mandarle a soqquadro.