“Eh! ma i mezzi non mancano per poterli rifare; — a casa — Bevete!”

“Grazie! — E come? Finchè la matrigna dura, ella è donna e madonna di tutto. — Dei contanti finchè ne ho trovati ne ho presi... ma ora?”

“Oh che il duca di San Giuliano sta sul tirato?”

“I’ penso che abbiano tolto con meno fatica i denti a Santa Apollonia, di quello che ci vuole per cavare di sotto al duca un fiorino. E poi la Caterina fa la superba...”

“Lascia le anguille per gli storioni, eh?”

“No, in fe’ di Dio! la non è donna da questo. — Ma torniamo a noi. Sapreste voi, gentiluomo, indicarmi una medicina contro il male del debito?”

“Senti, Baccio, tu non mi conosci; ma io posso, e voglio aiutarti: io ti sono amico, e intendo liberarti da tanti guai...”

“Davvero?”

“Davvero.”

— E qui cominciò tra loro un colloquio a voce bassa, nel quale lo incognito parve, dai gesti che faceva, proponesse al Canacci qualche cosa di enorme, perchè questi accennava risoluto di no; ma lo incognito sempre addosso con parole ardenti ed atti concitati; e il Canacci cominciava a balenare, poi pareva si accomodasse: alla fine, piuttosto per non mostrare troppo facile sconfitta, che per opporre resistenza vera, osservò: