Pur vi torno a riveder;
Trema in petto, e si confonde
L’alma oppressa dal piacer.
E come accade a ogni uomo, e più a ogni donna aspettata a qualche convegno, che per le scale si aggiusta i veli, e con le dita dà una giravolta ai bei cincinni di oro, — o vogli di ebano, — così ella ha curato correggere locuzioni e frasi per comparire tutta in punto e bene azzimata alla festa.
La Serpicina ricorda amarezza più acerba: non il bando del libro, ma sì dello scrittore. Certo non fu esilio nel Ponto, nè potevano i luoghi ispirarmi i Tristi; nonostante il cuore dell’uomo non si strappa dal seno della famiglia e da ogni cosa più caramente diletta senza che soffra; egli si abbarbica con fibre tanto sottili e dilicate, che male si può traslocare altrove senza vestigio di lagrime e di sangue! E non conto nulla le guaste fortune, i negozi perduti, e i danni appena riparabili. Pensando poi come mi avvenisse questo per avere pagato un debito di lode che la mia città teneva verso un suo figlio riuscito prestantissimo Capitano,[5] mi prese supremo fastidio della terra ingrata, ed aveva deliberato ripararmi in Inghilterra; ma nel luogo del mio esilio, per ordinario freddo e pieno di neve, in cotesto anno spirarono dolcissimi aliti, onde io sovente ebbi a ringraziare Dio che mitigava il vento allo agnello tosato; anzi giù nella valle, ove possiede una terra la duchessa Di Altemps, sul finire di febbraio nacquero rose, sicchè i cari ospiti, la vigilia della mia partenza dal paese, mi convitarono e nella salvietta mi fecero trovare con somma mia maraviglia una rosa rubiconda e odorifera; e mentre io la guardava fisso, uno degli astanti, consapevole del mio disegno di abbandonare la patria, così mi favellava:
E tu poeta, lascerai la terra
Delle rose nudrice a mezzo il verno?
E veramente non per virtù di fiori, imperciocchè sapessi come anticamente a Sibari soffocassero con le rose per estremo supplizio, ma nel pensiero che male avrei potuto trovare altrove tanto affetto e tanto gentile modo per esprimerlo, deposto giù ogni rancore dall’animo, mutai consiglio, e statuiva vivere e morire nella patria; e tu, o terra che cuopri le ossa di mio padre e di tutti quelli che ho amato, avrai anche le mie; e finchè vivo ogni mia facoltà pel tuo bene, e morente l’ultimo sospiro, perchè molto mi sei cara per le gioie che mi desti, — ma a mille doppi più assai pei dolori che mi costi. —
Da cotesto giorno pensando sopra la sentenza del Tintore, mi è venuto fatto confrontarla con quella che diceva il conte Piero Noferi: — Quando si hanno i colombi in colombaia bisogna sapere schiacciare loro il capo, — e con l’altra di Luca di Maso Albizzi: — Chi spicca lo impiccato, lo spiccato impicca lui,[6] — ambedue dirette a Monsignore Silvio da Cortona per indurlo a incrudelire contro i cittadini di Firenze che nel 1527 si erano resi a patto; e mi parvero scellerate queste due massime, non giusta quella del Tintore, perchè mettere le mani nel sangue dell’uomo non mi capacitava potesse costituire mai diritto legittimo dell’uomo: finalmente dopo molto meditarvi sopra, ho dovuto dare ragione al Tintore: — Dei serpenti, quando capitano sotto il calcagno, è carità schiacciare la testa.
Dei Nuovi Tartufi non dico parola: i tempi hanno reso il racconto più opportuno di quello che non avrei mai sperato, — o piuttosto temuto. Vedo una gente la quale a modo dei sacerdoti di Cibele saltando insanisce, fino a strapparsi le forze della virilità. Origène si castrava propter regna cœlorum; questi si castrano per andare a tenere compagnia a Piero Soderini nel Limbo. L’avventura degli antichi Abderitani i quali, narra Luciano, stettero ebbri tre giorni interi, ha cessato comparire favola, poichè la ubbriachezza di un popolo può durare, e i nuovi esperimenti lo mostrano, ancora degli anni. Intanto tra queste tenebre ove è mestieri procedere a tastoni io vo gridando le parole di Cristo: — Guardatevi dai falsi profeti: — voi li riconoscerete dai frutti loro. — Colgonsi uve dagli spini o fichi dai triboli? — Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, noi abbiamo profetizzato in tuo nome, ed in tuo nome cacciato demoni, e fatto in tuo nome molte potenti operazioni: ma io allora protesterò loro: — io non vi conobbi giammai: dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità.