E intendami chi vuol, che m’intendo io, come scrive Messere Francesco Petrarca.

I Discorsi in parte sono estratti dallo Indicatore Livornese, povero foglio morto di male di gocciola, o, come adesso si dice, di apoplessia fulminante. Cotesto povero foglio pareva avesse più debiti della lepre, e gli fu forza soccombere. Se quelli che disfanno sapessero quanto sia agevole rovinare, e quanto arduo costruire, prima di cancellare una cosa ci guarderebbero due volte. Lo Indicatore Livornese avrebbe creato una opinione tra gente che non ne possiede veruna; avrebbe somministrato adito per farsi conoscere ai giovani ingegni che poi andarono dispersi; li avrebbe con la emulazione fecondati; avrebbe messo ognuno al suo posto disfacendo vecchie reputazioni così di capacità come d’integrità salite sopra un trono di mozziconi di lumencristi o di diplomi accademici; avrebbe studiato le ragioni del commercio, sviluppato teorie di pubblica economia, diminuito e forse anche estinto (se pure è possibile mai!) il regno dei pedanti; avrebbe promosso il pubblico insegnamento lasciato per somma sventura in balía di uomini per la più parte ignorantissimi, o tali che balenano su l’orlo estremo della ragione come funambuli sul canapo senza contrappeso... Insomma avrebbe fatto del bene. — Certamente il foglio non procede senza peccati, ed ebbe le sue colpe; ma elle erano cose da perdonarsi, considerando che lo governavano giovani procaci, baldanzosi, e inesperti del mondo; ma non fu bel modo certo quello di correggere figliuoli forse un po’ inquieti col dare loro di una mazza sul capo, e distenderli morti.

Della utilità del povero foglio mi giovi referire questo soltanto, che, dopo lo scritto intorno le Sepolture di Santo Jacopo le disoneste associazioni cessarono; e che dopo lo scritto intorno ai Merini, i Toscani avvertiti si volsero a questo genere d’industria, e con quale e quanta efficacia lo dica l’Opera recentemente pubblicata sopra le nostre Maremme dal Dottore Antonio Salvagnoli.[7]

E se lo Indicatore Livornese viveva, forse non sarebbero state non che consumate, immaginate le tante insidie alle fortune private all’ombra di bugiarde speculazioni, per cui oggi i capitali inorriditi rifuggono dal concorrere a promuovere le utili imprese; no, il credito nostro non sarebbe andato disperso, non perdute le forze per cui le Consorterie operano monumenti colossali, nè si sarebbero svaligiati i capitalisti sopra i progetti di strade a vapore col mezzo delle azioni e promesse di azioni, come altra volta grassavansi i viaggiatori sopra le pubbliche vie con pistole e tromboni; — no, non avrebbero neanche osato far capolino tali che appartengono alla cittadinanza degli onesti come i panarecci alla mano, o le stincature alle gambe, o..............; lutto della città, e vergogna perfino a coloro che non affatto buoni ebbero la incautela di abbassarsi alpunto di accoglierli compagni.

Le Illustrazioni soltanto mi offrono materia di piacevole ricordo. Egregi Artisti, tra i quali a causa di onore devo nominare il Professore Perfetti, Bonaini livornese e Chiossone, dettero opera a incidere i quadri della I. e R. Accademia delle Belle Arti di Firenze: essi a proprie spese condussero la impresa a quel punto in cui oggi con ammirazione universale si vede. — Degna ed egregia gente! Eglino nel concetto di fare cosa che tornasse onorata alla patria si messero in cammino come Abramo, e confidando in Dio e nel proprio coraggio esclamarono col Patriarca: Deus providebit! — Io non ho potuto giovarvi come avrei desiderato, o egregi Artisti; non fu per mancanza di buon volere ma di potere, e prendo qui occasione di ringraziarvi solennemente perchè richiamandomi ai dilettissimi studi delle opere dei nostri divini maestri, mi forniste occasione per distrarmi alquanto dalle cure moleste, e di srugginirmi un po’ il cervello. La vostra impresa, opera d’intelligenza e di amore, merita premio di lode e di guadagno; e come già conseguiste la prima larghissima, così non può mancarvi il secondo, se gl’Italiani non hanno tanto smarrito il bene dello intelletto da preferire per ornamento delle loro stanze a questa preziosa effigie delle arti italiane i molti aborti delle litografie francesi.

Le Traduzioni e Volgarizzamenti di poesie liriche sono come fiori di ghirlanda disfatta, o piuttosto non intrecciata. Divisava un giorno, e non ne ho per anche deposto il pensiero, adoperandovi ancora, come vi adoperai, l’aiuto di amici, raccogliere le principali liriche di tutti i popoli del mondo antichi e moderni, allo scopo di mostrare che le passioni umane si manifestarono sempre a un di presso nella medesima forma: così tra la serventese provenzale di Sere Blacasso e la canzone slava di Eiuduco moribondo, tra l’Ode di Omero ai Vasai e l’Ode di Schiller detta La Campana, la Fidanzata di Corinto del Goethe e il racconto della fidanzata di Corinto di Flegone, apparisce quasi una fratellanza; e lasciando dei sentimenti, le immagini, le metafore suonano quasi le stesse; o Vitalis, comunque non uscito da Stoccolma e da Upsala, descrive i prodigi dell’Oriente come i poeti Arabi e i Persiani. Dalle quali considerazioni io proponeva trarre una conseguenza, che il poeta è sacro ingegno sublimato da Dio, cittadino del mondo e spirito universale, che sotto il mantello che lo cuopre, secondo affermava il Canning, più spesso che non si crede troviamo il capitano, il legislatore e il rigeneratore di popoli.

Questo disegno mi è venuto meno per virtù delle solite incursioni e del relativo saccheggio dei saccomanni, cagnotti, berrovieri e simile altra geldra di buona e cappata gente. Mi dicono, che chiedendo potrei redimere le spoglie innocentissime; ma io preferisco ch’esse si rimangano onorato trofeo colà dove stanno appese. Mi sta fitta in mente la risposta che dava Vittorio Alfieri a coloro che lo consigliavano di supplicare il Generale Miollis affinchè gli venissero restituiti i libri rapitigli in Francia.

I Bianchi e i Neri furono il secondo passo tentato sopra l’arduo cammino. Persuadendolo gli amici, feci rappresentare cotesto Dramma qui nella mia città, fra mezzo ai miei concittadini, nella fiducia che avrebbero accolto con benevolenza il giovanetto che schivo dei sollazzi della sua età vegliava le notti per rendere so stesso con la sua patria onorati. Horresco referens! — Ebbe plauso uguale a quello che fecero i demoni alla orazione di Satana giù nello Inferno quando egli referì la caduta dell’uomo, quantunque i miei concittadini non fossero tramutati in serpenti.

Expecting

Their universal shout, and high applause