— Vostra moglie! esclamò sorpreso Ducastel, e fece un inchino a Lucia che il guardava sempre con un certo arcano sentimento di paura.
— Lasciate che io vi presenti a Mistress Horms.
— Un momento, si affrettò a dire Ducastel; innanzi tutto fa d’uopo ch’io vi avverta che da molto tempo io non mi chiamo più Federico Lennois, ma Ferdinando Ducastel. Ho le mie ragioni per un tal cangiamento: e mi auguro che voi vorrete darmi una pruova della vostra amistà, serbando nel più profondo segreto il mio antico nome. Me lo promettete?
— Ve lo prometto.
— Sul vostro onore?
— Sul mio onore.
— Ma ciò non basta; fa d’uopo che vostra moglie ed i vostri cognati non imparino a chiamarmi che col nome di Ferdinando Ducastel, siccome oggi sono conosciuto a Parigi.
— Sarà fatto, se ciò vi fa piacere. Il nostro comune amico Maurizio Barkley mi aveva già parlato del mutamento del vostro nome; e quando io venni a visitarvi a Pisa già sapea di tal cangiamento; ma volli chiamarvi col nome del fratel mio. Oggi solennemente vi prometto che nessuno al mondo saprà che un giorno vi chiamavate Federico Lennois.
— Ed io ve ne ringrazio, Eduardo: a suo tempo vi dirò i motivi che m’indussero a questa trasformazione, che dee naturalmente sorprendervi.
— Quali che sieno i motivi che a ciò v’indussero, io li rispetto, e sono contento quest’oggi di stringer la mano di Ferdinando Ducastel, siccome l’anno scorso fui contento di stringer quella di Federico Lennois.