Daniele bevve poco: non fu possibile d'indurlo a suonare. Non ostante le più vive istanze e preghiere, egli si rifiutò ostinatamente, adducendo per iscusa non essere il suo spirito abbastanza tranquillo per trarre dal piano-forte la benchè minima frase musicale.

Il giovine pianista si ritirò prestissimo, dicendo che il domani si doveva alzare ben per tempo per ordinare i preparativi della partenza. Gli amici di Edmondo lo abbracciarono di bel nuovo, e gli augurarono ogni possibile felicità.

Il Baronetto gli strinse cordialmente la mano, e gli disse:

— A domani, mio caro Daniele, domani faremo il nostro addio; buona notte e buon riposo.

Dopo non guari, gli amici del Baronetto si accomiatarono da lui, augurandogli una notte tranquilla ed una più felice dimane. Edmondo si ritirò nella sua camera da letto. Era già passata la mezzanotte. Il suo capo era leggiermente sconcertato dal vino del Reno bevuto in non discreta quantità. Ma da tanto tempo egli non si abbandonava alle gioie della cena! Da tanto tempo non pasceva cogli amici una serata a tavola, libando i piaceri di Bacco e di Minerva ad un tempo, dappoichè egli solo avea saputo accordare le due cose più opposte e ricalcitranti. Filosofia ed orgia. D'altra parte, egli avea voluto festeggiare l'ultima sera del soggiorno di Daniele a Manheim. La tristezza, la concentrazione del giovine italiano non erano sfuggite al Baronetto, il quale, ingannandosi sulla loro origine e significazione, avea creduto d'indovinarne la cagione nell'affetto del giovine e nel rammarico di doversi separare da lui. Nell'entrare nella sua camera da letto, il cameriere gli consegnò una lettera che il corriere avea recato d'Italia qualche ora innanzi. Era una lettera di Maurizio Barkley concepita in questi termini;

«Signor Baronetto — In questo momento ho ricevuto la vostra lettera, nella quale mi mettete a parte dello strano testamento che avete fatto e della persona da voi scelta per vostro erede, nel caso che adempirà alle condizioni che già avete imposte. Voi mi dite che questa persona ha accettato il patto, e che ora i vostri sonni son placidi e non più turbati da strane e lugubre fantasime. Il mio cuore ne è sollevato, però che il pensiero delle vostre sofferenze morali mi torturava, e veniva ad aggiungersi agli altri motivi di tristezza che ha il mio cuore. Sento però il dovere di farvi ora un'importante rivelazione; dappoichè forse un giorno mi fareste il rimprovero di avervi serbato il segreto sopra un fatto di tanto momento. Le vostre relazioni colla persona che dovea essere vostro erede cangiano interamente l'aspetto delle cose; mi affretto dunque a dirvi che Daniele dei Rimini, il giovine pianista italiano, vostro ospite a Schoene Aussicht, che avete nominato vostro erede, e che dovrà essere il custode del vostro cadavere, Daniele de' Rimini è la stessa identica persona di Daniele Fritzheim; vostro figlio!

«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto: a voi lo rivelo, non a lui; fate quello che credete; non ispetta a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a discoprirvi al figliuol vostro, e dare sfogo al vostro amor paterno: non posso dirvi perchè opinò così. Aspetto i vostri comandi. Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta. Mi dite di aver pensato a me nel vostro testamento: vi ringrazio dal profondo del mio cuore; ma spero non vedere il giorno in cui sarà data esecuzione alla vostra ultima volontà. Iddio mi concederà la grazia di morire prima di voi.

Il vostro schiavo
«Maurizio Barkley»

Chi può dire l'effetto che produsse questa lettera sul cuore di Edmondo! Era questa la più forte sensazione ch'egli avesse provata nel corso di sua vita! Daniele era suo figlio! Daniele era là, al primo piano, poco da lui discosto! Alquanti scalini, ed il padre avrebbe abbracciato il figlio! Edmondo ebbe come un capogiro, una vertigine; il suo cuore, le sue vene, la sua testa erano in ebollizione. Gli fu forza rileggere molte volte la lettera di Maurizio per poterla comprendere, il Baronetto non era sicuro della realtà delle cose, credeva essere sotto l'impero dell'ubbriachezza. Ci fu un momento che stimò una menzogna lo scritto del suo schiavo. Ma il carattere di Maurizio, grave, probo, nemico di ogni simulazione, il persuase che il contenuto della lettera fosse vero.

Il primo movimento ch'egli fece fu di correre verso l'uscio per andare al primo piano, per volare da suo figlio, dal caro suo figlio, e dirgli tutto, e abbracciarlo, e ritenerlo sempre con sè. Ma si rattenne poscia, e pensò che gli avrebbe fatto al domani questa inaspettata rivelazione.