Dicemmo che Daniele fu trovato da' servi mortalmente svenuto. Egli fu trasportato privo di sentimento sul suo letto, dove gli vennero usate le cure che il suo stato richiedeva. Maurizio rimase solo col cadavere del Baronetto. Non mai di afflizione più profonda si vide cosparso il sembiante dell'Africano. Egli rimase gran tempo a contemplare quel cadavere, che gli disbranava il cuore: si gittò poscia a' piedi di lui, e su quelle fredde mani fe' cadere un diluvio di baci e di lagrime.

Virtù rara e sublime! Maurizio poteva con una sola parola vendicare il Baronetto, annientare il frutto del delitto di Daniele, consegnandolo all'autorità sotto il peso di sospetti ben fondati; e poteva egli solo, Maurizio, mettersi in possesso dell'intera eredità di Edmondo: dappoichè era detto nel testamento che, qualora dal giovine de' Rimini si fosse mancato agli obblighi impostigli, l'eredità ricadeva tutta su Maurizio Barkley, ritenendosi per tanto tutte le altre disposizioni a favore delle persone nominate nel testamento. Aggiungi che Maurizio, distruggendo l'avvenire di Daniele, distruggeva in lui un potente rivale in amore. Ma il Cafro pensava che denunziando il giovine alla giustizia, egli denunziava il figlio del suo amico il Baronetto! D'altra parte, non avendo pruove evidentissime del misfatto, ma soltanto semplici induzioni e sospetti, la giustizia avrebbe tenuta così fatta denunzia come figlia della brama di mettersi in possesso della eredità del milionario, privandone, sotto il peso di un'accusa capitale, il giovine pianista. Maurizio fermò adunque di non palesare ad anima viva i sospetti, che per lui erano lampante certezza, e di abbandonare il parricida alle mani di Dio. Maurizio si affrettò di eseguire la volontà del Baronetto e gli ordini, di cui questi lo aveva incaricato.

In quella sera stessa egli andò dal notaio di Edmondo per aggiustare tutte le faccende riguardanti le disposizioni testamentarie. Prima di ogni altra cosa, Maurizio volea provvedere al più presto al sostentamento dei figli del suo amico, distribuendo il capitale lasciato loro in retaggio. Tranne Daniele e Eduardo, gli altri tre figli di Edmondo, eran poveri, e fino a quel momento eran vivuti coi mensili assegnamenti che il padre facea lor capitare.

Era d'uopo congedare gli agenti posti agli ordini di esso Maurizio: essendo ormai inutile l'opera di costoro. Barkley doveva a volo recarsi a Parigi, a Glascovia, a Pisa e a Cadice, volendo per l'ultima volta rivedere i figli del suo amico, rivelare ad essi il segreto che per tanti anni avea lor tenuto nascosto, e consegnare a ciascuno la parte del retaggio paterno che gli spettava. Maurizio avrebbe offerto a ciascuno di loro i suoi servigi, e gli avrebbe pregati di far capitale di lui in ogni rincontro e circostanza della loro vita, essendo egli stato il più fedel servo e affettuoso amico del padre loro. Oltre a ciò, Maurizio dovea fare una corsa in Inghilterra per prender possesso del feudo lasciatogli dal Baronetto a Yorkshire, e denominato, siccome accennammo, The Raven-Spot.

Prima di allontanarsi per sempre da Schoene Aussicht, Maurizio avrebbe voluto dilucidare un dubbio che il tormentava. Aveva il Baronetto ricevuto, pria di morire, la lettera nella quale se gli facea la rivelazione di essere Daniele dei Rimini suo figlio? a malgrado di tutte le sue dimande e indagini, Maurizio non avea potuto dileguare il suo dubbio e venire in chiaro di un fatto che avrebbe forse potuto allontanare da Edmondo il crudel destino che lo avea colpito. Pel dì vegnente, a prim'ora del giorno, Maurizio avea stabilito di abbandonar per sempre Manheim e Schoene Aussicht, luoghi che ad ogni passo gli ricordavano il disgraziato suo amico. Ed in fatti, in sull'alba, egli trasse nella camera verde per lo stesso uscio della villetta, per lo quale era entrato il giorno innanzi. Daniele abbattuto da febbre e da delirio nella notte, non avea pensato, come al solito di chiudere le porte di quella camera e conservarsene le chiavi. Maurizio volle rivedere per l'ultima volta il suo amico, il Baronetto e dargli un eterno addio. Entrato però nella camera verde, il Cafro baciò rispettosamente la mano del cadavere, e stette a guardarlo con muta espressione di profondissimo dolore. Mentre così egli stavasi, l'uscio della stanza contigua si dischiuse, e Daniele si affacciò sulla soglia, pallido, emaciato, tremante per acuta febbre, e coverto appena da una veste da camera. Egli avea sentito rumore nella stanza ove era il cadavere, ed alla febbricitante fantasia corse il pensiero che alcuno involasse il deposito che dovea fruttargli l'eredità; era però balzato dal letto, si era gittato addosso quella veste, e veniva ad impedire che gli fosse rubato il cadavere. Daniele rimase stupito veggendo Maurizio Barkley.

— Voi qui, signore! ebbe appena la forza di balbettare.

— Son venuto a trovarvi, signor Daniele, perchè ho qualche cosa per voi, disse freddamente Maurizio mettendo la mano in tasca e consegnandogli una cambiale.

«Eccovi la parte di eredità che vi spetta, signor Daniele Fritzheim; vostro padre m'incarica di darvi queste duemila e quattrocento piastre, quinta parte delle dodicimila che debbo distribuire tra voi e gli altri quattro fratelli vostri... Via su, non arrossite, signor Fritzheim, e aggiungete questa piccola somma a due milioni che toccheranno al Custode della morte, Daniele dei Rimini, al quale direte da parte mia che adempia esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma, sua cugina, lo aspetta».

Maurizio uscì da quella stanza presto come un baleno, senza dare il tempo al giovine di rispondere una sola parola. Daniele rimase appo la soglia... Un'altra parola avea colpito le sue orecchie, un'altra parola che contribuiva maggiormente a porre lo scompiglio e la morte in quella povera ragione.

Emma era sua cugina.