E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante.
Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore, ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio.
Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di Capodichino.
La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto quasi lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra gli alberi di quella mesta campagna: era la pietosa processione che accompagna con le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo asilo.
Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle opprimenti riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo, altre idee, altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua mente, idee ripiene di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di piaceri. Egli pensava che era quella l'ora consueta in cui soleva trovarsi quasi ogni sera tra crocchi brillanti di gai giovinotti, di bellissime donne; avrebbe dato una metà della sua vita per potersi involare da quella casa ov'eran la morte e la tristezza, e spiccare un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità, e dove egli forse era aspettato da Emma!
Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria contrada siccome in quella casa.
Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la sua respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo nel cavo del suo petto.
Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era quasi spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele... Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più rassegnata, più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse argomento di speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e nelle sventure la presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena, è balsamo al cuore sofferente. D'altra parte, non era il giovine da considerarsi ora come sposo di lei?
— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi questa notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai osservato con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante volte il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non sei venuto da noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al mio cuore, lo sa quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto tanto di farmi morire appresso a mio padre, se mai tu... più non mi amassi.
La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e singhiozzando si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo del suo dolore le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo per rimandar sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul volto e rizzò la faccia pallidissima guardando lui con tenerezza.