Se un viandante qualunque, trattovi per casualità o per vaghezza di solitarie meditazioni, in sull'imbrunire d'una bella sera di està dell'anno 1826 si fosse trovato a scendere pei greppi posti a ridosso del Real Albergo de' Poveri e di S. Maria degli Angioli alle Croci, si sarebbe certamente soffermato passando da costa a un povero abituro, diruto in gran parte per le scosse del tremuoto detto di S. Anna, avvenuto nella sera del 26 luglio 1805. La cagione che avrebbe indotto il supposto passeggiatore a fermarsi dappresso a quell'abituro, era, il sentirsi in una stanza del secondo ed ultimo piano, quello propriamente che dava le viste di essere il più danneggiato, voci di pianto che avrebbero straziato un macigno: quelle voci erano la più parte di donne e di fanciulli; ed, alle smozzicate parole, ai moncherini di frasi che si mischiavano ai singulti d'un pianto che parea di disperazione, si capiva che una cara persona di quella famiglia era morta o moribonda. Ed in fatti, un uomo era presso a spirare.
Quest'uomo era il capo di quella famiglia.
Inoltriamoci nell'interno del misero abituro. Spettacol sublime e commovente! La religione, che sorregge gli ultimi istanti della vita di un padre; che gli sta per dischiudere le porte del cielo; la religione che sola rimane accanto al capezzale del moribondo, anello divino che congiugne il tempo alla eternità; la religione, che vive nelle lagrime, volgeasi benanche ai superstiti per mitigarne il dolore acerbissimo.
Un sacerdote stava dappresso all'infermo vegliardo, ed in pari tempo che iva ravviando al cielo i pensieri dell'uomo giunto all'estremo della sua carriera, egli era prodigo di affettuose parole e di cure amorevolissime verso i costui figliuoletti, disacerbando e acquietando l'esagerata escandescenza di un dolore che non conosce limite nè freno.
Era questo ministro di Dio giovane ancora, perocchè parea che sol di fresco avesse varcato i trent'anni. Nelle sue sembianze, cosparse di pallidezza leggeasi un'anima di angiolo, e massime negli occhi che erano pregni, di una pietà incommensurabile. Per due notti e tre lunghissimi giorni di estate quel venerando ecclesiastico non si era dipartito da quella casa, in cui parea che tolta si fosse la nobile missione di surrogare appo quella famigliuola le paterne cure, di cui i miserelli figli eran privi, e per mancanza di madre e per l'infermità del genitore. Egli somministrava i medicamenti all'ammalato, e li facea comprare col proprio danaro; riconfortava quello a sperare nel cielo, ad aver fiducia nell'arte salutare; e quando lo infermo, per trista convinzione, dimenando il capo rigettava ogni argomento di speranza, Padre Ambrogio (così nomavasi il reverendo) gli tenea diverso linguaggio: parlavagli delle miserie dell'umana vita, del nobil fine dell'uomo creato a più alti ed immortali destini, il riconsolava, mettendogli dinanzi agli occhi la tenerissima e sacra memoria che di lui avrebbero serbato i suoi figliuoli, l'onorato nome che ei lasciava loro, il compianto generale e le preci che lo avrebbero accompagnato allo eterno riposo, e da ultimo quel santo uomo il rassicurava sull'avvenire dei fanciulli, promettendogli di non abbandonarli giammai e di aver per essi le sollecitudini amorose e le cure di un padre.
Nè a quest'officio pietoso, ma tristo, limitavasi Padre Ambrogio; sibbene, ne' momenti in cui il moribondo avea meno bisogno dell'opera sua e della sua assistenza, quel sacerdote era tutto d'attorno a' fanciulli. E quel generoso attingeva nei tesori della sua pietà argomenti di conforto pei più grandetti che comprendeano l'amarissima perdita che tra poco avrebbero fatta, e di distrazione al più piccolo, il quale sovente piangeva in veggendo piangere, ma nulla comprendea della ragione di quel pianto, o vagamente, l'attribuiva alla malattia del babbo.
Padre Ambrogio era una di quelle creature, perle della umanità, le quali sembrano aver ricevuto dal cielo l'esclusivo incarico di rappresentare la Carità in sulla terra, non già quella carità monca e superba che si tien contenta e soddisfatta nel gittare dall'alto l'obolo della limosina, ma che consola, ravviva, si piega, si umilia: quella carità che pone ad atto la vera e sola eguaglianza cristiana tra gli uomini, quella che provviene da vicendevole amore. Padre Ambrogio comprendeva tutta la altezza del suo divino ministero; abnegazione intera, dilicata, ragionata a pro della umanità sofferente. Additando il cielo, porto supremo di salute, ei leniva i mali della terra; parlava agli umili e ai poveri della loro grandezza innanzi agli occhi dell'Eterno; ai superbi mostrava il nulla del fasto umano, la vanità dei beni mondani: i dissoluti poneva al cospetto della vergogna dei loro vizii; aveva in copia grandissima argomenti e parole per ogni miseria, per ogni debolezza; amava gli uomini quando più eran ciechi di mente o gravati di mali o caduti all'imo dell'obbrobrio.
Cinque figliuoli rimaneano deserti dei loro genitori, due donne e tre maschi.
Lucia era la secondogenita. Benchè non ancora arrivata al quarto lustro di sua età, questa fanciulla avea tutto il senno e la prudenza d'una donna; era ella in qualche modo la madre dei suoi fratelli: e il governo della famiglia veniva retto da colei che vi mettea una tale accuratezza una tal pazienza e tanto amore, che spesso ella privava sè medesima di qualche cosa per non farne difettare i fratellini. Una sensibilità eccessiva formava il complesso del suo carattere, come la pietà era tutta la anima sua, la vita sua. Lucia non potea vivere senza consacrarsi a ben fare, senza innumerevoli sacrificii giornalieri, senza dar corso a quel fiume di amorevolezza che le traboccava dal cuore. Iddio l'avea creata per amare e soffrire, e i suoi giorni non furono infatti che il continuo esercizio di questo duplice destino della donna. Lucia non era bella di volto, se si guardi alla regolarità delle fattezze, ma gli occhi suoi erano la più sublime espressione dell'anima umana. Non si potea guardarli senza sentirsi piovere sul cuore torrenti di dolcezza: eran belli oltre ogni credere, e diffondeano su tutta la sua persona l'incantesimo che ne derivava.
Abbiam detto che Lucia era la secondogenita; chi dunque era il primogenito?