Il primo figliuolo di Giacomo era un idiota, il cui vero nome era Giovanni, ma che veniva comunemente addimandato per ischerzo Uccello, imperocchè il tapino nel camminare, non potendo ben sorreggersi su i piedi, equilibravasi stendendo in certo modo le braccia e appuntando i gomiti, a guisa delle ali di uccello. Una lunga e tormentosa malattia da lui sofferta nella fanciullezza, per cui scampò di morte quasi per prodigio, gli avea affranto per forma il sistema nervoso e muscolare, che, oltre all'avergli storte le dita dei due piedi e della mano sinistra, ed isviata la pupilla dal suo centro regolare, gli aveva tolto interamente l'uso delle facoltà intellettuali. Uccello (d'ora in appresso così il chiameremo), essendo eziandio balbo e scilinguatello, malamente articolava i suoni e le parole; ed era curioso il sentirlo a parlare quando si adirava contro qualcuno, chè in questo caso più che pel consueto lo scilinguagnolo gl'imbrogliava o arroncigliava siffattamente le parole con la bava che gli veniva in copia alla bocca che era un vero fuoco d'artificio.
Il mal caduco, che frequentemente colpiva l'infelice, si aggiungea per rendere estremamente misera questa creatura.
Per compire il ritratto d'Uccello dobbiam notare, che, quantunque in età di ventitre a ventiquattro anni, era bassa la sua statura e privo di lanugine il suo volto, sì che parea non esser giunto per anco all'adolescenza. Ad ogni minima opposizione alla sua volontà infantile, per qualsivoglia tenue contraggenio, ei piangeva dirottamente siccome fanno i bambini; e tosto allietava il volto e mandava un suono come di riso quando gli si dava il trastullo o il cibo che chiedeva. Mirabil disposizione della Provvidenza! Uccello in questi momenti che otteneva quello che bramava era felice, compiutamente felice, come l'ambizioso che aggiugne e tiene l'intento suo, come l'avaro da costa al cassettino dei suoi tesori, come l'amante nelle braccia della sua amata.
Uccello aveva nel suo idiotismo una singolare simpatia per Lucia più che per l'altra sorella e per gli altri fratelli. Oh come era felice il povero idiota allora che gli riusciva rubare un bacio alla sorella prediletta! Come ne gioiva! Come ribaltava quel morto cuore quando se la stringea sul petto! Ben è vero che rare volte si arrischiava a far questo, per l'invincibile timidezza che gl'ispirava il contegno serio di Lucia; ma, se talvolta la vedea meno pensierosa del solito, se la sorprendeva a sorridere per le goffaggini che egli balbettava, oh... allora non sapeva resistere, e le si gettava al collo come un cagnolino. Quando ciò faceva l'idiota, Lucia incominciava dall'andare in collera, indi rabbonavasi, e finiva non poche volte con imprimere un bacio sulla fronte stretta e compressa del miserello, il quale non rifiniva in questo caso di saltare per la gioia e di dire tante cose e sì in fretta che la sorella niente ne capiva.
Gli altri tre figliuoli di Giacomo lo stradiere erano una giovinetta di circa quindici anni a nome Marietta, e due fanciulli chiamati Giuseppe e Andrea.
Marietta, fanciulla vispa e leggiera, più bella di Lucia, avea occhi cilestri e capelli biondi. La più strana e notevole differenza era tra queste due sorelle. Comechè entrambe compassionevoli, buone, e dotate a dovizia di cuore eccellente, la Marietta affogava i generosi e nobili istinti del suo cuore sotto una pazza e stravagante allegria, che trasmodava insino all'insolenza. Ella non era già dissimile dagli altri suoi fratellini nel ruzzar fragoroso, nello starnazzare su e giù per la casa, nel tormentare la vecchia fantesca, tipo di pazienza verso quelle creature. La Marietta non si facea scrupolo di dar la baia agli amici di suo padre, ed in ispecialità ai più brutti, di spingere i fratelli addosso ai pezzenti; sovente con una mano porgeva al mendico l'obolo o il pane della carità, coll'altra gli tirava di dietro gli stracci di abiti, sganasciandosi dalle risa assieme ai suoi piccoli complici. Ammiravansi tutti come facilmente questa giovinetta, che si abbandonava a tutta la naturale gaiezza del suo temperamento, ponea subito freno alle sue fanciullaggini allora che pareale che queste dispiacessero alla sorella; e come in copiose lagrime tosto rompesse, se dal padre o da Lucia le venisse qualche volta severa ammonizione o rimproccio.
Era tra le due sorelle quella differenza che passa tra la pietà dolcissima, trista, dilicata, e la bontà spensierata, pazzognola, indiscreta.
Veggendo unite la Lucia pallida, dagli occhi e dai capelli neri, con quel corpo alto, leggermente curvato, quasi debil canna che si chini a sorreggere l'alga debolissima, e la Marietta, vivace, spirante salute e allegrezza, di bassa e complessa statura; avresti detto esser quelle due fanciulle le immagini perfette dell'aurora bionda e ridente, ripiena di speranze e di vita, e della sera, bella del pari, ma scolorata e malinconica per ricordanze e rammarichi.
Un altro sentimento contribuiva a far più spiccare la differenza fisica e morale delle due sorelle: l'amore, che è tutta la vita d'una donna, tutto il suo avvenire, tormento dolcissimo delle anime nobili, e gentili, mondo interminabile di commozioni violente, in cui regna un solo essere, l'oggetto amato.
Lucia amava. Verremo più tardi ampiamente parlando di un tale amore, onde Iddio voleva provare tutta la sublime rassegnazione di quell'anima.