La sera gittava già le sue ombre in quella casa dove la morte si apprestava a cancellar dal libro della vita il nome di Giacomo lo stradiere.

Oh quanto ci duole di dover presentare ai nostri lettori quest'uomo nei momenti estremi di una vita povera, ma onesta e intemerata, modello di saggezza, di carità, di evangelica morale, modello, che sebbene si vada rendendo sempre più raro tra le classi bisognose della società, non manca di rialzare a quando a quando la dignità dell'uomo anche sotto la più dura fatica e nello stato più dimesso ed umile.

Da lunghi anni Giacomo Fritzheim, svizzero di origine, esercitava l'officio di stradiere nelle Regie Dogane di Napoli. Uom robusto e laborioso, di non comune intelligenza e istruzione, e d'una probità a tutta pruova, egli era amato da' suoi superiori, rispettato da' suoi compagni, idolatrato dalla famiglia. La moglie, morta per effetto di parto prematuro, era così buona e compassionevole, che il più bel giorno della sua vita fu quello in cui il marito, reduce da un piccol viaggio fatto nell'interno del reame, le recava a casa un fanciullino di quattro in cinque anni, raccolto di notte nel mezzo di un bosco, morto di freddo e singhiozzante per pianto convulsivo.

Fin dal giorno in cui Giacomo perdè l'amata compagna, ch'era tanta parte di sua vita, si era abbandonato a quella invincibile tristezza che opprime i cuori virtuosi e appassionati quando morte gli strazia nei loro affetti più cari.

Giacomo parea non portare il peso della vita che per sostenere gli innocenti figliuoli, tenerelli ancora e bisognosi di ogni aiuto: parea come se di repente altri venti anni gli si fossero accresciuti in sulle spalle, che al presente eran curvate come ad un vecchio ottagenario; i suoi capelli, che innanzi della morte della moglie conservavano ancora il colore della giovinezza, imbiancarono tosto, e parte caddero precedendo nella terra quella testa veneranda, che verso di essa chinavasi ogni giorno vieppiù. Quelle labbra su cui la calma della coscienza richiamava spesso il riso della gioia, or si negavano ad ogni sorriso; e, soltanto nei momenti in cui vedea raccolti intorno a sè gli amati figliuoli, l'anima gli si schiudeva ad una dolce mestizia, la quale bentosto volgeasi in tristezza per lo scorgere ch'ei facea sulla impensierita fronte della diletta figliuola Lucia la malinconia di una vergine passione.

Da qualche tempo Giacomo, quasi presago della sua prossima fine, si staccava a malincuore dal seno della propria famiglia, per la quale il suo amore sembrava centuplicato; i suoi occhi che già tante lagrime aveano sparse pel figlio Giovanni e poscia per la perdita della consorte, ora si umettavan di continuo; e, rimirando con tenerezza estrema i suoi figli, spesso il buon padre piangeva di soppiatto, e particolarmente per la Lucia ed Uccello, come i più miseri, la prima per troppa squisita tempera della sua fibra, il secondo per la imperfezione delle sue morali e fisiche facoltà. Lucia era infelice perchè troppo sensitiva; Uccello perchè privo di quel senso divino che rende l'uomo superiore al bruto.

Già da alquanti mesi, prima di esser ridotto alle porte del sepolcro, Giacomo si lagnava di una fiacchezza eccessiva per tutte le membra per la quale gli riesciva faticoso qualunque movimento ei si facesse; ed or, nascesse da ignoto e ascoso male che ivagli già serpeggiando pel sangue, or fosse effetto di quella specie di abbandono di ogni cosa terrena che prende gli uomini vicini al loro termine, il dabbenuomo facea sforzi inauditi per recarsi al suo posto di stradiere, perchè zelantissimo del proprio dovere. Ma un mattino il buon Giacomo non potè levarsi di letto; una strana enfiagione gli si era manifestata negli arti inferiori; il giorno appresso, questa enfiagione sparì, ma sul volto dell'infermo apparvero certe macchie di rosso vivido; il respiro era difficile e affannoso.

La gotta, che era stata per lo passato la consueta malattia di Giacomo, gli era questa volta piombata nel petto.

Dopo alcuni giorni d'infruttuosi rimedii, lo stato dell'infermo fu dichiarato inguaribile.

Nel momento da cui diam principio a questa trista narrazione, il medico non avea dato che poche altre ore di vita al misero Giacomo, il quale già si era cogli aiuti della religione fortificato al solenne passaggio.