— Io sono persuaso che mio padre o mia madre è quegli che vi manda da me ogni mese.
Daniele aspettò invano una risposta; lo straniero non aprì la bocca, nè fece segno alcuno, dal quale il giovine avesse potuto trarre la minima congettura; sicchè, dopo alcuni secondi proseguì:
— Chiunque si sia de' due, e in qualunque luogo si trovi, io sono arcideciso di andare a gittarmi nelle sue braccia: un padre o una madre non può aver la forza di respingere il proprio figliuolo. Voi mi darete l'indirizzo di questa persona che pensa alla mia sorte.
— Fin dal primo momento ch'ebbi il piacere di conoscervi, mio caro Daniele, vi dissi che non avrei potuto rispondere a nessuna vostra interrogazione.
— Ciò si vedrà, riprese Daniele: io sono risoluto, risolutissimo di sapere il nome e l'indirizzo della persona che provvede alla mia vita. Voi non avete il diritto di nasconderla alla mia riconoscenza.
— E voi non avete il diritto d'interrogarmi, signor Daniele.
— Se non ne ho il diritto, ne ho pertanto la forza, rispose il giovine; voi non uscirete di questa casa, senz'avermi rivelato quanto vi chieggo.
Lo straniero sorrise: neppur l'ombra della collera era nell'espressione del suo volto.
— Mi permetterete di farvi considerare, bel giovinotto, che la ragione non vi assiste in quello che ora dite e in quel che pretendete di fare. Prima di tutto, sappiate una volta per sempre, e tenetelo bene a mente, ch'io non vi dirò niente, assolutamente niente, quando anche la vostra follia vi spingesse ad assassinarmi: se io non parlo essendo vivo, pensate se potrò farlo essendo morto. Voi quindi non guadagnereste altro, uccidendomi, che passare alla Corte Criminale, ovvero rimanendo celato il vostro delitto, non otterreste altro che perdere i cinquanta ducati ch'io ho la bontà di recarvi in ogni fin di mese. Poi, vi fo riflettere che, ammesso ancora ch'io mi lasciassi sedurre dalle vostre parole o intimidire dalle vostre minacce, non mi costerebbe gran fatica l'inventare un personaggio e un sito, e liberarmi della vostra importunità mandandovi ben lungi in cerca di un uomo che non trovereste giammai. Oltre a questo, sono nel dovere di dirvi che ogni passo che voi dareste per iscovrire il vostro benefattore vi farebbe perdere la costui benevolenza. Vi lascio da ultimo amichevolmente considerare che io sono uno di quei pochi, pei quali voi siete sempre Daniele Fritzheim e non già Daniele de' Rimini vale a dire ch'io conosco esser voi un trovatello: un atto di violenza che commettereste contro di me potrebbe spingermi a divulgare il segreto della vostra nascita.
— Voi nol farete, o signore, interruppe vivamente Daniele, il quale vedea sfuggirsi di mano il colpo che avea meditato.