— Addio... addio, Daniele, rispondea questa debolmente, perchè sentiasi venir manco; il suo volto era addivenuto bianco come cera.

Un uomo era corso a sorreggere la misera tra le sue braccia. Egli era Padre Ambrogio.

Seduto nella diligenza che avea preso il galoppo, Daniele piangeva!!

Parte Terza

I. UN CAVALIERE DEL FIRMAMENTO[2]

Manheim è indubitabilmente una delle più belle città dell'Alemagna. Situata al confluente di due fiumi, il Neckar ed il Reno, e in sulla dritta sponda di quest'ultimo, essa offre a' viaggiatori una delle viste più dilettose. Ameni giardini, nei quali furono convertiti gli antichi bastioni distrutti dai Francesi, circondano la sua forma ovale, a guisa di un vago mazzettino di fiori, nel cui mezzo pompeggisi una gentil magnolia. Manheim, residenza di delizie del Gran Duca di Baden, città rivale di Carlsruhe, pulita, ben fabbricata, tranquilla, dalle larghe e belle strade, dalle case simmetriche come le idee nella testa di un Tedesco, Manheim ricorda subitamente al forestiere che per la prima volta la visita, i poemi di Goethe e i racconti di Hoffman e di Werther. Un filosofo che volesse passar la sua vita tra i libri e le meditazioni non potrebbe scegliere in tutta la Germania un paese più acconcio allo studio. Le lunghe file di acacie che orlano i pubblici passeggi di questa città vi spargono un profumo soavissimo che dà all'anima freschezza di concepimenti e serenità di passioni.

Situato in una delle più amene posizioni di questa famosa città di Manheim, e interamente segregato dagli altri edificii, vedesi sbucciar da un gruppo di poggetti di vigne un casinetto a pietre bianche e rosse, di gotica struttura ma di recenti adorni: una villa pensile si prostende ai suoi piedi, dove la mattina in sull'alba si radunano di numerose frotte di augelli, e v'intuonano un concerto di voci leggiadrissimo e tale che la mente d'un viaggiatore napolitano ritorna tosto con tenerezza a' siti incantati del suo paese, sviscerato amor di natura. Una cascatella artificiale e tortuosa, balzando sopra una scala di grotticelle e di nicchie di conchiglie, si va a perdere in pioggia finissima, la quale, refratta da' raggi del sole, rassembra in lontananza una sottil trama d'argento. Quel casinetto a due piani comanda un'estesissima veduta del Reno e delle sue rive seminate di paesetti.

Nulla di più vago, di più pittoresco, di più atto a molcere i sensi e l'animo quanto l'aspetto di questo solitario ridotto della pace e della serenità. Lo sguardo vi si fissa con piacere, con amore e si addentra col pensiero nei vialetti di quella villa, nel fitto di quegli alberi dalle ombre più ristoranti, nel concavo di quegli scavi artificiosi, misteriosi ritrovi di amore, e nell'interno di quegli appartamenti freschi e leggiadri ne' quali la mente si figura un essere felice. Questo casino colle sue adiacenze viene addimandato il comprensorio di Schoene Aussicht (Belvedere).

Ed in fatti, un essere privilegiato abitava da parecchi anni in quel remoto casinetto, che egli avea comprato con la villa e colle altre delizie circostanti. Era un Inglese, per quel che nel paese se ne diceva, benchè taluni asserissero che ei fosse il Baronetto Edmondo Brighton, ed altri il Conte di Sierra Blonda. Quali il suo titolo ed il suo nome si fossero, gli è certo che sul conto di costui correvano le voci più contraddittorie, più assurde; e quantunque il proverbio dica vox populi vox Dei, ci era da giurare che niente di vero conteneasi nelle dicerie degli abitanti di Manheim in sul proprietario di Schoene Aussicht. Come in fatti conciliare e sposar tra esse le voci che facevano a calci? Come credere, per esempio, che questo personaggio fosse ad un tempo spagnuolo ed inglese? che possedesse tanto danaro da potersi comprare tutta la città di Manheim, e che poi vivesse come il più modesto borghese? che fosse un uomo dedito agli studi ed alla meditazione, mentre si asseriva in pari tempo esser egli interamente abbandonato a' piaceri, ed averne fatte tante e poi tante in sua giovinezza da scandalizzare il nuovo e il vecchio continente? Chi diceva che il Baronetto aveva avuto niente meno che quattro mogli e quindici figli; chi giurava che quegli era celibe e che non avea figliuoli: chi affermava esser vedovo, e che la defunta moglie aveagli portato in dote tant'oro da gittarne nel Reno: alcuni bisbigliavano sotto voce e in aria di mistero che il nuovo proprietario di Schoene Aussicht aveva avvelenata la moglie per isposare una bella andalusa. Ma egli è necessario deciferare il vero tra mezzo a tanto guazzabuglio di cose: noi però ci studieremo di dare al lettore sul nuovo personaggio che viene a prender posto nella nostra storia tutt'i ragguagli indispensabili per ben conoscerlo e giudicarlo.

Non eran discordi le opinioni sul titolo e sul nome del proprietario di Schoene Aussicht, dappoichè questi era nel medesimo tempo il Baronetto Edmondo-Isacco Brighton ed il Conte di Sierra Blonda. Aveva ereditato il primo titolo qual figliuolo cadetto d'una delle primarie famiglie di Yorkshire in Inghilterra, ed il secondo titolo gli era stato venduto assieme alle immense possessioni da lui acquistate nel mezzogiorno della Spagna, dov'era dimorato per molti anni. Ed ecco in qualche modo accordate benanche le voci stravaganti ch'ei fosse ad un tempo inglese e spagnuolo, imperocchè, se inglese era per nascita, era spagnuolo di adozione, avendo passata nella Spagna gran parte della sua vita. Ed era nel carattere e nelle fattezze di quest'uomo un singolar mescuglio del sangue iberico e britannico; a tutta la flemma inglese egli accoppiava le calde passioni degli Algarvi: era ad un tempo il Don Juan di Byron e il Faust di Goethe.