Nel tempo in cui il presentiamo a' nostri lettori, il Baronetto non era più giovane, ma era ben lontano dall'essere vecchio; di statura regolare, di giusta complessione e vigorosa; il suo volto, a metà coverto da densa e lunga barba, nella quale si scorgeano appena pochi fili di argento, era leggiermente colorato di quel vermiglio che annunzia un rigoglio di salute: i suoi occhi castagno cupo erano grandi e pregni di anima; la sua testa era calva sul pendio della fronte, e il resto del cranio era coverto anzi che nascosto da capelli rasi e monchi. Egli era in tutta l'estensione della parola quel che dicesi un bell'uomo. Il Baronetto era stato nella sua giovinezza il modello della gentry fashion, vale a dire il più compito cavaliere: egli avea libato a centellini le delizie della vita. A simiglianza del Child-Harold, poi che ebbe sorvolato in tutta l'Europa e in gran parte l'America, egli avea fissato la sua dimora nella Spagna e propriamente in quelle terre di fuoco, nell'Andalusia, dove ogni cuore è un vulcano. Qualche cosa del cielo di Africa è del cielo della Spagna meridionale, che sembra quasi dar la mano alla terra dei Negri. Ci è tra l'Andalusia e l'Africa uno stretto rapporto: quasi due sorelle strappate a viva forza dalle braccia l'una dell'altra, queste due terre par che si congiungano di soppiatto sotto il canale di Gibilterra. Il suolo, le acque, la coltura sono le stesse al di qua e al di là dello stretto: Ceuta è spagnuola come Cadice è africana.
Il Baronetto avea comprata, nel cuor delle Algarve, siccome abbiam detto più sopra, una vasta tenuta addimandata di Sierra Blonda, imperocchè situata a piedi di una montagna su cui era una arena biondissima. Questa Contea, abbandonata da secoli per l'aridità delle sue terre infuocate, era composta di casamenti a metà bruciati nelle guerre moresche e di grandi estensioni di terreno, dette despoblados (spopolati) nelle quali il pensiero si rattrista come nei deserti. Questa tenuta col titolo annesso era costato al Baronetto seicentomila pezzi duri. In tutta la Spagna egli era conosciuto ormai sotto il nome di Conte di Sierra Blonda. Quando, dopo lunga fatica, un uomo perviene alla cima della Montagna Bionda, e volge uno sguardo intorno a sè, l'anima sua è presa da spavento e da tristezza, scorgendo in sul capo un cielo ardente, e intorno intorno alla montagna uno spazio immenso arido e solitario, balze a picco, rifugio di uccelli di rapina, pendici scoscesi in su le quali neppure un'ombra di vegetazione, se togli nel fondo di qualche valle, dove, accanto un fiume o ad un ruscello, si vede spuntare un filo di verdura e qualche abitazione che attesta la vita e l'industria. Che cosa aveva indotto il Baronetto ad acquistare questo deserto? Niente altro che il capriccio e quella specie di stravagantissima ECCENTRICITÀ che formava il nucleo del suo carattere e della sua vita. A venti anni, padrone di sè medesimo e di una fortuna incalcolabile, egli si era fatta una legge d'inventar sempre nuovi piaceri, nuovi divertimenti, di uscire dai sollazzi comuni, di assaporare con gusto e raffinatezza tutto il pizzicante della vita. Egli non faceva niente di quello che avrebbero fatto gli altri giovani dell'età sua e nel suo stato, anzi faceva appunto il contrario. Edmondo avea renduto animatissimo quel deserto; giuochi, balli, festini, gozzoviglie rallegravano giorno e notte gli appartamenti del signorotto, i quali avea fatto addobbare con tutto il lusso e le comodità.
Tra gli altri stranissimi divertimenti ch'ei soleva prendersi, dobbiam notare il seguente: Egli faceva riempir di mobili un casamento e adornarlo come per festa di ballo: le suppellettili più costose ne fregiavano le sale: si facea poscia chiamare un centinaio di vagabondi, di ladri e di uomini facinorosi. A un dato segno ch'ei dava, il fuoco era appiccato al casamento; il saccheggio era comandato; e quegli uomini, a rischio della vita che sovente vi perdevano, si gittavano nelle fiamme per ispogliar le sale del meglio che vi si conteneva. Edmondo godeasi un così fatto spettacolo, ad una certa distanza, e nel mezzo dei suoi numerosi amici e compagni di follie, i quali sgangheravansi dalle risa, e mettevano alte e selvagge strida di esultanza in veggendo gran parte dei saccheggiatori venir fuora da quelle crollanti mura col volto e colle mani annerite ed arse: come sciami d'immondi animali ch'escono dalla putredine e dalla corruzione.
Il Baronetto Edmondo si avvezzava con siffatti passatempi alla più cinica durezza di cuore. Quando gli si parlava di sentimento, di amore appassionato e gentile, ei rispondeva che tutto ciò è buono per quella gente che ama di pascersi d'illusioni, ma che la vita presenta un campo di piaceri positivi e reali sì vasto da non esserci bisogno di foggiarne fittizi e ideali. Un uomo, ei diceva, può cogliere i frutti saporosi dell'albero dell'umana vita, senza perdere il tempo a odorarne i fiori.
Ci sembra superfluo il dire quanto un uomo di questa tempera deplorevole dovess'essere pericoloso per la pace domestica delle famiglie. Edmondo era pazzo per le donne andaluse. Allorchè gli si metteva innanzi la bellezza delle donne inglesi, ei ricorreva subitamente all'autorità di Byron, suo autor favorito, e rispondeva coi versi del Child-Harold.
«Who round the North for paler dames would seek?
«How poor their forms appear! how languid, wan, and weak!»[3].
Aggiungi che il giovin Baronetto era bellissimo del volto e della persona, la quale aveva acquistato proporzioni, forme e vigore negli esercizi cavallereschi e nella tempestosa ginnastica di una vita consacrata solamente a' piaceri. Egli avea fatto rivivere, a grande scandalo della civiltà dei tempi, l'antica razza de' Cavalieri del Firmamento. Eran costoro nel numero di dieci, regolati e condotti da Edmondo: vestiti tutti a un modo, bene armati e avvolti in mantelli azzurri screziati di stelle d'oro, simbolo del Firmamento, uscivano a cavallo da Sierra Blonda in sulla sera e percorrevano i dintorni, in caccia di avventure. Qualunque donna capitasse ad imbattersi in questi pazzi giovinastri era subitamente rapita, a qualsivoglia classe della società fosse appartenuta. Ne conseguitavano lotte, duelli e risse. Un tanto scandalo non poteva a lungo durare. Non ostante i potenti rapporti e aderenze, una ordinanza reale decretava il bando ai novelli Cavalieri del Firmamento. Edmondo e i suoi amici dovettero esiliare, il Baronetto si recò a Bajonna, sulla frontiera della Francia; il titolo di Cavaliere del Firmamento gli era rimasto.
Durante la sua dimora nell'Andalusia, il Baronetto Edmondo Brighton avea stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella provincia, il quale per qualche tempo avea nascosto e coperto agli occhi del governo le triste scorrerie del signorotto inglese e dei suoi. Il Duca di Gonzalvo era ben lontano dal supporre che un giorno si sarebbe pentito di aver conceduto la sua amicizia e confidenza a quel giovine dissipato e di pessimo cuore.
Edmondo andava spesso a Siviglia per visitare il Duca, e questi lo accoglieva sempre con quell'amorevolezza che gl'ispirava il carattere disinvolto del Baronetto, non meno che le costui espressioni caldissime di affetto. Ma lo scopo delle frequenti visite di Edmondo non era già l'amicizia, bensì l'amore, essendosi fortemente invaghito della sorella del Duca, Juanita, fanciulla di rara bellezza e di bollenti passioni. Il Baronetto si abbandonò a quest'amore e con iscopo infernale, perciocchè abborriva finanche l'idea del matrimonio. Ma la condanna di esilio che lo bandiva dal territorio della Spagna venne, per buona ventura, a rompere il filo dei suoi criminosi proponimenti. Edmondo partì per Bajonna, lasciando nel cuore di Juanita il fuoco di una vergine passione, e la speranza d'una prossima unione. Ma innanzi di partire per Bajonna, il perfido Baronetto aveva ordita una trama diabolica per far cadere Juanita ne' lacci della seduzione. Nel 1803, il Duca di Gonzalvo fu costretto di abbandonar Siviglia, per essere caduto in sospetto del suo governo; e scelse per rifugio l'ostello del Baronetto Edmondo che allora dimorava a Bajonna, e che lo aveva invitato a trasferirsi quivi colla sorella. Il Duca ignorava gli amori dei due giovani, e menava egli stesso l'innocente colomba sotto le spirali del serpe affascinante.