— Da domani, signor Conte.

— Ebbene, domani vi aspetto: questo appartamento vi sarà assegnato; le mie carrozze e i miei servi sono a vostra disposizione fin da questo momento.

Daniele era per accommiatarsi dal Baronetto, quando nel salotto entrò il dottor Weiss. Edmondo prese per la mano il giovane italiano, e, presentandolo al medico, disse:

— Dottore, ecco il signor de' Rimini, il RIMEDIO che mi avete proposto. Egli è mio ospite per un mese.

— Davvero! Voi, signor de' Rimini...

Il medico s'interruppe, indi ripigliò:

— Ma, è strano! è curioso! è incredibile! Signor Conte, questo giovinotto vi rassomiglia a capello: quegli occhi sono i vostri, quella fronte è la vostra, quel naso è il vostro... Ah! ah! ci sarebbe da scommettere che il signor de' Rimini vi è figlio!

Questo scherzo fu una scossa elettrica per quei due personaggi, che si guardarono, arrossirono e impallidirono, come se quella parola gittata così per celia fosse stata una inattesa rivelazione.

VI. L'ARTISTA

Il giorno appresso, Daniele era stabilito al primo piano del casino di Schoene Aussicht. Il Baronetto avea posto agli ordini del giovine pianista le migliori delle sue carozze e due scelti domestici, uno tedesco e l'altro francese. Il più splendido e principesco servizio era ai comandi di Daniele, il quale era trattato come un ospite regale. La colezione gli era recata nel suo appartamento, il pranzo era comune col Baronetto, così avendo disposto lo stesso Daniele. Edmondo gli avea lasciata intera libertà, sicchè il giovine era padrone assoluto di sè medesimo in tutto il corso del giorno. Ma al cadere delle tenebre, e in sull'ora del pranzo, il Baronetto il facea pregare di salire al secondo piano.