— Un mese! esclamò quasi tra sè Daniele.

— Un mese, due o tre, il tempo che vi piacerà. E giacchè intendo godermi io solo le vostre accademie, è giusto ch'io le paghi. Vi offro dunque trentamila franchi al mese.

— Trentamila franchi al mese! ripetè con occhi di pazzo il pianista, il suo cuore fece un balzo terribile. E ditemi, signor Conte, trentamila franchi al mese che somma fanno a capo di un anno?

— Trecento sessantamila franchi, rispose Edmondo, vale a dire circa 63,000 piastre di Spagna.

— Non basta!!! esclamò scoraggiato Daniele, e quasi avesse risposto ad una interrogazione che avea fatto a sè medesimo.

Edmondo fu estremamente sorpreso da quella parola, ch'egli credette diretta a sè.

— Così giovane e così assetato di ricchezze! esclamò tra sè il Baronetto; è inconcepibile!

Daniele capi l'errore che avea commesso, arrossì tutto, e si affrettò a dire.

— Perdonate, signor Conte, non a voi era diretta quella parola che testè mi è sfuggita dalle labbra. La somma che voi mi proponete è una fortuna immensa per un povero artista qual io sono, ma io non posso rimanere sì a lungo in Germania. Mi permettete adunque ch'io accetti solamente per un mese, e mi darete quella somma che vorrete.

— Sia dunque per un mese, disse Edmondo: a contare da questo giorno, n'è vero?