— Verissimo, mio caro Daniele. La vostra proposizione fu troppo ardita ed inconsiderata: ciò nulla di meno....

Edmondo si fermò di repente; i suoi occhi erano animati, brillanti, il suo volto avea preso un carattere di vivacità straordinaria. Un pensiero al certo gli era volato per la mente al quale ei si era fermato con compiacenza e con delizia. Daniele avea notato il subitaneo cangiamento della fisonomia del Conte. La reticenza che avea seguita alla frase ciò nulla di meno avea fatto balzar di speranza il cuore del giovane pianista.

— Ebbene, signor Conte, voi dicevate... ciò nulla di meno.

— Sì, rispose Edmondo io diceva... Non bisogna disperare... chi sa! Ditemi, Daniele, avete voi coraggio?

— Se ho coraggio! Mettetemi alla pruova, signor Conte, e vedrete se ho coraggio anche di affrontar la morte!

Daniele guardava attentamente il volto e gli occhi del Conte ne' quali si dipingeva quasi una specie di abberrazione mentale.

— A che questa interrogazione, signor Conte?

— Domani vel dirò... Domani parleremo a lungo... Io forse vi sarò debitore d'una ETERNA obbligazione, e voi forse dovrete a me... la vostra fortuna...

Edmondo si alzò: il suo volto raggiava di insolita gioia.

— Buona sera, Daniele, buona sera, gli disse stringendogli la mano, buona sera, figlio mio, a domani... a domani... Chi sa! domani forse la vostra sorte è cangiata!