— E condiscese il Duca ad aspettar questo tempo?

— Condiscese, però che io gli promisi di ritornare..... dopo due anni..... di tornare....

Daniele avea vergogna di confessare il folle ardimento della sua proposizione.

— Ebbene, di ritornar che cosa? dimandò il Baronetto.

— Di ritornar..... milionario, rispose il giovine arrossendo e abbassando il capo.

Edmondo sorrise.

— Milionario! esclamò questi, e su che speravate accumulare in due anni una tal favolosa fortuna?

— Nol so io medesimo, signor Conte, speravo negli eventi, nella mia stella, e soprattutto nella febbrile operosità che mi avrebbe data la mia passione per Emma.

— E quanto avete guadagnato finora nel giro dello vostre accademie?

— Pochissimo, signor Conte, quasi niente; le spese dei viaggi assorbono tutto. Mi avveggo pur troppo che la mia proposizione fu dettata da impeto giovanile, dallo sdegno in cui mi posero le umilianti parole di quel superbo... Ma non mi fo più illusione, signor Conte; i due anni passeranno, ed io non avrò potuto metter su che un meschino capitale appena bastante per vivere indipendentemente dal capriccio della sorte. Oh... ci vuol ben altro che note musicali per diventar milionario, non è vero signor Conte?