9º Il signor Daniele de' Rimini, di concerto col dottor Weiss, provvederà a' mezzi di purificar l'aere della camera verde ed allontanar le cattive esalazioni del mio cadavere.
10º Mi si useranno tutti que' riguardi e quelle attenzioni che sono dovute al mio stato, e che mi si userebbero se io fossi vivo.
11º Passato il tempo de' nove mesi, il signor Daniele de' Rimini farà porre il mio corpo in una cassa di bronzo dorato di cui egli solo conserverà la chiave, e mi farà riposare nella mia villa di Schoene Aussicht, in un apposito mausoleo che vi farà costruire. Egli si obbliga parimente di visitare di tempo in tempo le mie spoglie mortali, le quali io raccomando alla sua sollecitudine ed alle sue cure.
12º Mancandosi dal signor Daniele de' Rimini ad una sola delle condizioni da me poste, la cui esecuzione dovrà esser legalmente verificata e consegnata in apposito atto di cancelleria, s'intende il signor Daniele de' Rimini scaduto dal diritto di eredità, ed in sua vece, de' miei beni si farà l'uso che indicherò qui appresso.
13º Nel caso che il signor Daniele de' Rimini, durante il corso dei nove mesi, cadesse ammalato e non potesse quindi adempiere personalmente agli obblighi giornalieri da me impostigli, potrà affidarne l'esecuzione a persona di sua piena fiducia, e sempre sotto la sua diretta responsabilità. Il caso della sua malattia dovrà per altro essere legalmente verificato con attestati di esperti medici, a capo dei quali il mio dottor Weiss di Francoforte.
14º Da ultimo, nel caso in cui il signor Daniele de' Rimini morisse prima di me, questo testamento rimane di fatto annullato, e sarà da me provveduto diversamente alla divisione dei miei beni.
15º Se il signor Daniele de' Rimini morisse nel corso dei nove mesi, potrà delegare altra persona di sua scelta a continuare l'adempimento dei presenti obblighi; ma le disposizioni testamentarie del signor de' Rimini non avranno vigore se non spirato il termine di nove mesi, e verificata in piena regola l'esecuzione della mia volontà.
Il testamento conteneva altre disposizioni che Edmondo stimò inutile di leggere al giovine pianista, trattandosi di cose secondarie e di rito legale.
Daniele avea prestato attento l'orecchio alle strane condizioni che il Baronetto avea posto al possedimento della sua eredità. Durante la lettura del testamento, molte fiate sospinse gli occhi attoniti sul sembiante del milionario, perocchè sospettava non essere il costui cervello nel naturale suo sesto. Ma niente rivelava in Edmondo alterazione di mente; e le condizioni del suo testamento, avvegnachè non mai intese, eran dettate con molta regolarità e ponderazione. Si scorgeva che quel soggetto avea per molto tempo formicolato nel cervello di lui, ed era in particolar modo originato dalla strana paura di essere sepolto vivo. D'altra parte, essendo inglese il Baronetto, non poteva arrecar maraviglia una strambezza di questo genere, essendo pur troppo noto che nella vita privata gl'inglesi escono sempre dalle vie comuni ed amano di segnalarsi per fatti singolari e bizzarri. Dopo alcuni momenti di silenzio, Edmondo che avea fitto uno sguardo indagatore negli occhi di Daniele, dimandandogli:
— Or bene, signor de' Rimini, sarete voi il mio erede? Accettate voi le condizioni del mio testamento?