— Le accetto, rispose con fermezza il giovine che si era fatto pallidissimo.

Edmondo mise un piccol grido di gioia, si alzò e corse ad abbracciar Daniele.

— Grazie, grazie, figliuol mio: ora la mia guarigione è assicurata, ora le mie notti non saranno più turbate da orrendi fantasmi: or son felice, sì, felice; e a te debbo la mia felicità.

Daniele era rimasto qual trasognato.

— Eccovi milionario, prosegui il Conte, eccovi due volte milionario. Questa casa è vostra, le mie proprietà sono vostre. D'ora in poi io vi considero qual figlio mio. Andate, andate dal superbo Duca di Gonzalvo e ditegli che tra dieci, venti o trent'anni voi lo schiaccerete sotto mucchi d'oro.

— Tra dieci, venti o trent'anni! Ed Emma? mormorava tra sè costernato il pianista, e guardava distratto il Baronetto sul cui volto brillavano raggi di gioia.

Parte Quarta

I. LA CAVALCATA

Allontaniamo per poco il nostro sguardo da Schoene Aussicht, dove, poscia che il contratto di morte fu chiuso, tutto fu profonda tranquillità per alquanti giorni, e ritorniamo al palazzo S... dove lasciammo quella perla delle fanciulle, Emma di Gonzalvo.

Esaminiamo un poco i suoi sentimenti e scrutiamo i suoi pensieri color di rosa che si aggirano in quella bellissima testolina modello e su per quella fronte più bianca dell'alabastro. Oh com'è difficile di poter leggere in quel cuore! il sorriso è sempre su quelle labbra tanto più eloquenti quanto men loquaci; il piacere è sempre in quegli occhi neri come la morte ch'essi mettono nel cuore. Non direm già il dolore, ma la tristezza è straniera a quella natura vulcanica, se non è quella dolce mestizia di cui talvolta si ammanta l'eburnea sua fronte per vaghezza di sentimenti, per civetteria, per moda. Ella sa che l'astro della notte è più bello allora che una diafana sfoglia di nugoletta ne vela la bianca luce.