Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È difficile il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio su i sentimenti di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la bussola se non la testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo quel che sente e quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non altro possiam dire che dal giorno in cui Daniele postergava il paese ov'ella abitava, Emma non parve così allegra, così spensierata. Non v'immaginate però che quel gioiello di donna si fosse dimagrita pel pensier di Daniele, o che moltissima malinconia le desse la costui lontananza. Emma sentiva un vuoto ne' suoi trionfi giornalieri: un adoratore di meno non facea gran cosa al numero, ma spiaceva all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere in confidenza che, quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva non per tanto una propensione e una simpatia pel giovine artista, dallo sguardo di fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le frasi monche ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la pallidezza mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso: tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o di stucco, e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la figliuola del Duca di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì nel sentirsi cotanto amata succhiava a poco a poco quel velenuccio che si chiama amore. Gli è vero che l'amor di Emma, il sommo amore, l'amore appassionato non poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte le passioni, siccome in altro luogo mentovammo, era una cieca e pagana adorazione di se medesima: Emma era amante riamata di sè stessa.
Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno qualche momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a male certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide; s'incolleriva e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta insopportabile verso tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che avean messo a' suoi piedi i loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava tutti gli omaggi e trovava noioso il coro di lodi che s'innalzava attorno a lei dovunque ella mostravasi: questa bisbetica stizza le accresceva qualche volta il malumore e la noia. Ai teatri ella era distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile de' poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia.
Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza nel proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa credenza il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio che Daniele si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire. Emma in un momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo il segreto di quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di nasconderlo alla figliuola, però ch'egli stimava matto il pianista, e come tale se ne rideva e beffava, dicendo che avea voluto guarire o accrescere la mattezza di lui promettendogli di aspettare due anni prima di maritar la figlia. Emma dunque sapeva che Daniele l'avea chiesta in isposa, e che avea promesso di ritornar milionario dopo due anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi del padre, il quale tenea per fermo aver Daniele perduto il senno, ella non vedea un proposito da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè impossibile le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento di tanta fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea dovuto poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane.
Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne alla mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in Napoli, ella era sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi d'altra donna; troppo ella era conscia delle proprie attrattive per credere alla possibilità di un altro amore nel cuore di quel suo appassionato amatore. E quand'anche un'altra donna lo avesse per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo ai suoi piedi uno sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe mai l'idea che Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi di altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea superarla in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore Daniele si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le passioni, le immagini sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore sì ardente ogni donna è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze non reggono a fronte delle impressioni; e una donna lontana, anche bella quanto si può immaginare, perde sempre a paragone di una donna presente e innamorata, anche di bellezza inferiore.
Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque anni invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età dell'uomo le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un amante in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a queste cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a suo dispetto, un certo pizzicore di gelosia.
Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo, ma siamo inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la nostra responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere, e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente, con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con quegli occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella donna Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di non aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna dunque era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei un sembiante d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e virtuoso, ma artefatti e tali da ingannare i più esperti.
Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa non fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi di lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato dapprima all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là mandato a Toledo al Palazzo S... dove il maestro di musica solea venire: il ragazzo erasi posto a piangere quando gli fu detto che il giovine non era al Palazzo S..
Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere stata ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea singolare. Emma pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa ricordava benissimo.
— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil giovinetta, io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa sciagurata: se, al converso, ella è una vittima del tradimento di Daniele, sarà questa benanche un'importante scoperta che potrà influire sul mio avvenire.
Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che dicesi propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto. A tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti difficoltà ed ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim fosse stata in realtà un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele, come avrebbe fatto Emma per nascondere la vergogna di tal visita? Dopo aver molto pensato e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un disegno che le parve il migliore di quanti le si erano presentati alla mente.