Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di Marte. Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e due o tre dame, amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea sempre differita questa passeggiata or per un pretesto or per un altro, non sentendosi l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai consueti sollazzi; ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto, dappoicchè era nel pensier di lei di allontanarsi dalla brigata allora che sarebbero giunti presso al Real Albergo de' poveri, adducendo il pretesto di dover adempiere ad un atto di carità ch'ella volea fosse rimasto segreto, epperò volerlo adempiere senz'alcun testimone: avrebbe dissimulata la distanza, dicendo che la casa dov'ella recavasi non era discosta che pochi passi: avrebbe intanto dato di sprone al cavallo e divorata la via per tornar più presto a raggiungere la comitiva. Un tal proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella si ripromettea di superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo giorno di sereno che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un bel mattino la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei cavalli inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati.
Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava un gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza sotto le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi caracollava con grazia estrema e con superba andatura il visconte di Boisrouge, abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta all'Orto Botanico, ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci di essersene pur lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia raccomandatole da una delle sue amiche. Non ostante le più vive premure ed istanze, Emma si allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi fuori la vista de' suoi compagni, diè di sprone al cavallo e sparì dietro gli alberi che orlano il viale di S. Maria degli Angeli alle Croci. Emma avea detto alla comitiva di aspettarla dappresso al Real Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato più di pochi minuti. Il cavallo di Emma si era messo di carriera: ella incitavalo colla voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi alle spalle il galoppo di un altro cavallo che la seguiva.
La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che seguitavala, e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione di esser discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone che tagliava la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato in cui sarebbe stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il cavaliere che la seguiva, facendo fare un balzo terribile al proprio corsiere, si caccia innanzi a quello della fanciulla per arrestarne il corso impetuoso. E riuscì in fatti a salvare la giovinetta dall'orrenda caduta, ma l'urto fu così veemente, e l'azione così rapida, che il cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a terra, andando a piombar col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo in sull'orlo del fossato.
Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare a soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa, riconobbe il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il sangue.
II. LA VISITA
Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza per Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi conto di tale ripugnanza, anzi non poche volte facea forza a sè medesima per vincere un così ingiusto sentimento, anche perchè sapea che suo padre riponeva nel signor Barkley intera fiducia; ma il mistero onde quest'inglese circondava la propria vita, la oscurità della sua origine e delle sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità irremovibile, e quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto sull'animo della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia. Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate alla dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di ammirazione e di rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea dattorno, quando, per casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio non le dirizzava nessuna di quelle parole di adorazione che soleano risuonare agli orecchi di lei. Per così fatte ragioni Emma sentiva per Barkley contraggenio e dispetto. Ma ora questi sentimenti erano di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, al compiacimento, alla riconoscenza. Emma era estremamente maravigliata di veder colà il signor Barkley, il quale non formava parte della comitiva; ed era ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, per la prontezza, per l'eroismo onde colui, a rischio della propria vita l'avea salvata dal precipizio.
Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle sue labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella situazione più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare da' suoi compagni che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo accaduto; ma non volea lasciare, neppure per un momento, il misero e generoso giovine che giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma dimandò l'aiuto di alcuni villici che erano di passaggio, e un di costoro, adagiato Maurizio in sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre l'altro era corso per un poco di acqua. Gli occhi della fanciulla erano bagnati di lagrime. Ella si adoperava a rattenere, col suo fazzoletto rinforzato a molti doppi, il sangue che fluiva e gemeva sotto il grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto il contadino era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma avea fatto uno sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola il cui becco immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla ristagnare. Il freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì gli occhi, e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, e la cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua fronte, lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido si accese di subita fiamma.
— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà! Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione, perchè la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto applicare sovr'essa.
— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la vostra prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte della nostra comitiva.
— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio di coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che troverete al vostro fianco Maurizio Barkley.