— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra casa; siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia.

Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi tutte le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche sedia, un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano gli arnesi di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta andalusa. Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad avvertire il resto della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì dalla stanza contigua un rumore di oggetti da tavola che venivano gittati in fretta in fretta in qualche cassettone, un affaccendarsi per ripulire sommariamente e spazzare la stanza; udì il bisbigliare di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella fu fatta entrare nella camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia era bianco come carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, guardandola con occhi velati di pianto.

— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella dama, se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando ella ci ha onorati.

— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia Fritzheim?

— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono i miei fratelli e mia sorella.

Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e sottovoce si dicevano l'uno all'altro:

— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola o la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta!

Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola; entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma sentiva una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura.

— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava di contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente.

— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo.