Di che lagrime grondi e di che sangue;

E l'arca di colui che nuovo Olimpo

Alzò in Roma a' celesti, e di chi vide

Sotto l'etereo padiglion rotarsi

Più mondi, e il sole irradiarli immoto,

Onde all'Anglo che tanta ala vi stese

Sgombrò primo le vie del firmamento;

Te beata, gridai, per le felici

Aure pregne di vita, e pe' lavacri

Che da' tuoi gioghi a te versa Appennino!