Essa fu il mare ove andarono a confondersi, come rivi e torrenti, tutte le rivoluzioni passate; e le cause che la suscitarono furono quelle che, più o meno, sogliono istigarle tutte: cioè il dissidio fra le dottrine, gl'istituti, i privilegi, i costumi, avanzi di un'epoca volta alla sera, e il pensiero nuovo, i bisogni, le aspirazioni, i conati, preludio a un'altra che albeggia. E in pari tempo il conflitto dei particolari interessi tenacemente difesi da ciascuna classe, che non sa chiedere il temperamento armonico negli angustiosi trapassi allo spirito di sacrifizio; che non sa gittare a tempo una parte del carico per ritrovare il salutare equilibrio, e salvarsi, all'ingrossar dei marosi, col senso storico per bussola e l'amore umano per vela.

Ma forse nessuna filosofia, come questa della rivoluzione, fu talmente fertile e anche, spesso, talmente vacua e fallace.

Raramente a indagar le cause di un avvenimento fu messo tanto ingegno reso cieco da tanta passione, o tanto studio armato di sì forte pazienza e avvalorato da sì erudita e sottile critica.

Dai contemporanei ambasciatori veneti e Vincenzo Coco, passando per Thiers, Carlyle, Michelet, Quinet, Manzoni, a Gervinus, Sorel, Sybel e Taine, c'è da scegliere e da stordirsi.

Ma, perciò appunto, oramai chi sappia spogliarsi, o anche meglio non siasi mai vestito, di passioni che sono la ruggine di ogni sincerità, e molto più di quella della storia, ha guide bastevolmente sicure per penetrare l'oracolo di questa.

Una massima intanto possiamo stabilire, conforme in tutto al principio, che ogni evento storico, specialmente se è di quelli destinati a rimescolare il mondo moderno, è cosa infinitamente complessa, e tale da non ammettere che se ne alambicchi colla storta qualche causa ideologicamente una e semplice: la massima, cioè, che fu errore, dimenticando molti altri moventi politici, attribuire quasi intieramente a Rousseau e agli enciclopedisti il merito o la colpa tanto della comparsa della rivoluzione in Francia quanto della sua diffusione e azione al di fuori.

Filosofia, scienza, letteratura, sono certo un gran fomite di rinnovamento, e gli scrittori che divinano insieme ed eccitano gl'impulsi popolari, che Manzoni chiamava le anime della folla, sono mirabile strumento di apostolato. Ma i rivolgimenti hanno sempre in fondo natura sociale e politica, appunto perchè sono fatti dal popolo, che non è spinto se non dai bisogni e dai sentimenti. Le idee, come non pagano dazio, così, per essere troppo alte, a guisa delle stelle, e troppo fredde a guisa del sole d'inverno, non abbagliano e non infiammano.

La rivoluzione ebbe il suo focolare spontaneo in Francia, perchè, nazione composta da secoli a bronzea unità di stato che ne avea fatto la grandezza e la preponderanza, i nodi politici dovevano ivi prima che altrove arrivare al pettine; perchè l'indole della sua gente la fa proclive alle novità e irrompente ai partiti estremi; e perchè la sua lingua universale era il naturale strumento a quella specie di civiltà comune che s'era andata formando, a quella comune patria intellettuale, come l'ha chiamata il Tocqueville, che aveva abolito tutti i vetusti confini, facendo talora nemici i concittadini e fratelli gli stranieri; una patria fatta apposta per collocarvi a dimora l'uomo di natura rievocato da Gian Giacomo Rousseau, l'uomo astratto che nessuno ha mai conosciuto e a cui poi, per una delle tante contradizioni che sono l'ironica vendetta delle cose, doveva darsi per antonomasia il nome di cittadino.

Ma i germi sotterranei della rivoluzione, tanto nel campo filosofico quanto nel campo politico, andavansi maturando, più o meno vivamente e rapidamente, in ogni parte d'Europa, onde mentre quel novello accomunamento degli spiriti creava in Germania con Lessing, Schiller e Goethe la nuova letteratura, apriva alla Russia la finestra sull'occidente, risvegliava in Italia il pensiero speculativo e virile affratellando i popoli in una maniera di pensare europea, secondo la dissero Pietro Verri e Madame De Staël; i principi e i ministri, molti dei quali allora dimostrarono una avvedutezza profetica, qualche volta inascoltata, come accadde al Bogino in Piemonte, entravano con nobile gara nella via delle riforme.

Al che contribuiva un diffuso istinto di aspirazioni sociali, un moto sentimentale che integrava l'intellettuale, quando vent'anni prima di Robespierre tout le monde aimait tout le monde, perocchè mai risveglio più terribile fu precorso da sonno più dolce e sogni più soavi. E anche questo derivava dalla scuola di Rousseau che alla fede nella potenza della ragione dell'uomo accoppiava quella nella bontà della sua natura; onde alle svenevolezze della nuova Eloisa facevano eco i madrigali e l'egloghe del Trianon, e in una società di cortigiani e di favorite, di cipria e di minuetti, veniva di moda l'idillio, e la filosofia, come dissi, si struggeva in filantropia.