Sulle quali invece le donne, appunto per pravi istinti, ebbero tanta e sì sciagurata parte!

Cherchez la femme è, checchè si dica, un gran canone di critica storica e politica. E perciò le donne elevate, pietose, che, invece di avere il cervello qui, abbiano il cuore quassù, sono la più sicura malleveria di bontà per gli uomini e il più prezioso e celeste dono per i popoli.

Ma quella torbida regina almeno non era volgare come suo marito, del quale parlò sempre con affetto e rispetto che, anche come marito, non meritava. E anzi pur l'apparenza dello scandalo e del libertinaggio l'offendeva. Salda e costante negli affetti di madre, ai figli e alle figlie diede un'educazione rigorosamente pura ed onesta.

Da principio erasi anche mostrata giudiziosa, caritatevole, umana, e, come dissi, liberaleggiante. Sorella di sovrani riformatori e filosofi, mostrava di caldeggiare il progresso, di proteggere le scienze e le arti. Onde, mentre Nicolini declamava versi alla sua corte, le dedicavano incenso e poesie quel Luigi Serio che doveva morire in difesa della repubblica al ponte della Maddalena, e quell'Eleonora Fonseca che per la stessa causa doveva pendere dalla forca ignominiosa. Ciò che scavò un abisso fra lei e il suo popolo, che ne fece una tigre sotto l'aspetto di bianca colomba, fu il terrore di Francia e lo scempio della famiglia reale. E questo, in parte, attenua le sue colpe.

Una donna nervosa, a cui l'applicazione al lavoro, la foga degli intrighi e dei piaceri avevano turbata la mente e scossa la salute, che, amantissima della famiglia, sente caduto sotto la mannaia il capo diletto della propria sorella, e perfino straziato un innocente fanciullo; una regina superba, che vede insultati e trascinati al macello i monarchi, merita qualche scusa se concepisce orrore e odio atroce per la rivolta e i suoi complici. Ma non è scusabile che quell'odio sia cieco e ferino, che a sfogare la vendetta adopri il tradimento, quando altri sovrani seppero almeno nella reazione mantener la fede e astenersi dal sangue.

E, in ogni modo, gli errori della sua politica cominciarono prima. Cominciò prima la sostituzione dell'influenza austriaca a quella spagnola, e de' legami artificiali di famiglia a quelli veri e storici degl'interessi dello Stato. Cominciò prima l'abdicazione, nel ritorno da Vienna ove ordì un triplice matrimonio di tre suoi figli con tre figli del fratello imperatore, l'abdicazione ai piedi del Papa della politica del Tanucci che, per sua opera, a malgrado i lunghi e intemerati servigi, era stato levato di seggio, e che ebbe il solo torto, comune ad altri strenui ministri anche recenti, di mostrarsi da principio querulo e scontento della disgrazia. I grandi uomini, quantunque dicano di no, devono trovare molto gusto al potere, se il perderlo li fa dimentichi della propria grandezza in faccia alla storia! Cominciò prima infine il suo favore per il cavaliere Acton, un bell'uomo e una brutta anima, ignobile per private ingordigie e frenetica ambizione, che a poco a poco, da lei spalleggiato, da ministro della marina divenne ministro della guerra, maresciallo di campo, senza avere, come il sovrano, mai visto il fuoco sul campo, e infine una specie di gran cancelliere onnipotente.

Egli era nato a Besançon di famiglia oriunda inglese, ma stabilita in Olanda. Dalla Francia, dove aveva preso servizio nella marina, per dissapori rimasti sempre misteriosi, passò in quella ducale toscana e servì vittoriosamente Carlo III, nel purgare il Mediterraneo dai corsari d'Algeri.

Per questa fama nel '77 fu chiamato a riordinare la marina napoletana, la quale, sebbene il regno fosse bagnato da tre mari, era in condizioni miserevoli. Operoso e avido, vi fece buone riforme con grandi sprechi. Ma, sottile e volonteroso, entrò pian piano nelle grazie della regina, apprezzandone i vezzi, agevolandone col denaro del suo dicastero le prodigalità, e sopratutto secondandone la politica austriaca.

Vero è che questa, come bene osservò uno scrittore che tutto quel periodo ha studiato con grande amore, il Conforti, nel ventennio precedente al 1790, quando l'Austria era riuscita a farsi la Francia alleata e poco meno che soggetta, e la Spagna ridotta impotente, era quasi imposta dalle circostanze. Bisognava solleticare l'Austria per sfuggire alle sue mire sull'Italia.

Le quali peraltro non scemarono per questo, tanto che l'Austria, mostrando di temere più che la rivoluzione francese l'unione italiana, impedì, anche dopo l'arresto di quei monarchi, l'ardito disegno di vigile confederazione a difesa che il Napione aveva suggerito al re di Sardegna, e che fu ripreso, contro alle solite tergiversazioni della decrepita Venezia, dall'Acton, unico atto politicamente elevato della sua dittatura.