I Siciliani, malgrado avessero gravi ragioni di malumore contro il governo napoletano violatore delle vetuste franchigie, quando videro nel loro seno il re affranto e la regina piangente, si commossero, e riebbero le franchigie che la viltà allora ridiede e l'impenitente e ingrata perfidia tornò più tardi a violare.

Ferdinando a Palermo tornò subito alla vita allegra a malgrado il proclama da lui lanciato come freccia del parto, che aveva bandito un nuovo genere di anarchia, forse laggiù solo possibile e solo colle condizioni di quel regno spiegabile, al cui appello si sollevavano le bande degli Abruzzi cominciando una lotta feroce contro gli invasori, lotta che durerà per tutto il tempo della repubblica con spaventevoli esempi da una parte e dall'altra, che dal sacco di Isernia a quello di Andria e di Altamura gelano l'anima di raccapriccio.

Il brigantaggio politico è un sistema borbonico inventato allora e che ha costato sangue fino ai tempi nostri.

Alle gesta inaudite delle bande nelle province, rispondeva il sollevamento dei lazzaroni dentro la città, onde la venuta dei Francesi oramai era desiderata da tutti i buoni, non per il concetto giacobino o repubblicano ma per salvezza dallo sbrigliato furore della plebe. E malgrado che i patriotti si fossero impadroniti di Sant'Elmo, d'onde fuggì il vicario generale Pignatelli, Championnet dovè lottare corpo a corpo in due giornate terribili, dove essi e i soldati si comportarono da eroi.

Questo prova maggiormente quanto fosse stolta, non necessaria, e codarda la fuga del re, che fu davvero il primo inconscio repubblicano, perchè, come dice Coco, fece egli nascere la libertà quando meno si sperava.

Il 23 gennaio 1799, un decreto reso a nome della Repubblica francese dichiarava lo Stato di Napoli eretto in repubblica indipendente chiamata Partenopea, come un manifesto di Championnet prometteva chiamare l'esercito armata di Napoli, e altre cose che i fatti posteriori crudelmente smentirono. Intanto una taglia da lui messa per spese di guerra fu il primo segno del malumore, stillato in mezzo alle feste e attorno l'albero della libertà! Mario Pagano dal governo provvisorio ebbe ufficio di fare la costituzione, non arrivata, come nelle altre brevi repubbliche d'allora, ad essere attuata, altro essendo scrivere una costituzione come un bel componimento, altro fondare sul serio e durevolmente un nuovo ordine politico. Vincenzo Monti gonfiò per la repubblica Partenopea l'inno “chi è quel vile che vinto s'invola?„ musicato da Paisiello. Eleonora Fonseca Pimentel, letterata, poetessa, e con attitudini di giornalista nel senso moderno della parola, fondò il Monitore, il primo giornale che abbia avuto Napoli, rimasto anche oggi curioso e precipuo documento di quei tempi travagliati. Uscì la prima volta il 2 febbraio e l'ultima il 13 giugno quando cadeva la sorte dell'infelice repubblica che, inaugurata con tali auspici, ebbe nobili propositi, brevi vicende, e, dopo aspra lotta, fine eroica e fatidica.

Il passaggio dal governo dispotico al governo libero fu l'opera di un giorno, e i governi non s'improvvisano; onde, malgrado il nuovo entusiasmo ufficiale, le moltitudini rimanevano incredule e diffidenti. I 25 cittadini scelti avvedutamente da Championnet a governare, erano, per intelletto e virtù, il fiore della nazione. Ma imbevuti delle massime delle repubbliche antiche non avevano pratica di affari nè sentimento della realtà moderna.

Innamorati del loro ideale, credevano in buona fede di poterlo trasfondere colle belle parole e la bontà dei propositi nel popolo abbrutito, e fondare una specie di repubblica platonica in mezzo ai selvaggi.

Ma inchiniamoci riverenti innanzi a questo partito degli arcadi, perchè fu anche il partito dei morti!

Carlo Colletta nel 1863 pubblicò la raccolta degli atti ufficiali della repubblica datati col nuovo calendario francese, compiuta recentemente dal Conforti, e quivi appare l'opera legislativa e amministrativa del Direttorio napoletano, improntata certo a sollecitudine del pubblico bene, a larghi concetti di riforme che vissero e morirono sulla carta.