DI ERNESTO MASI

Signore!

È un ufficio modesto quello che io ho da compiere, ma che sapendo compiere con chiarezza e brevità, potrebbe, secondo il famoso precetto d'Orazio, riescir utile e piacevole insieme.

A significarlo con evidenza sento che, a guisar d'esordio, una buona similitudine, presa in prestito da qualche poeta, mi tornerebbe assai bene, ma per quanto la cerchi, non mi vien fatto trovarla adatta, come vorrei. Mi ricorre alla memoria soltanto la dantesca solita:

E come quei che con lena affannata

Uscito fuor del pelago alla riva

Si volge all'acqua perigliosa e guata.

Ma la lena affannata, che sarebbe la vostra, o signore, l'acqua perigliosa, che sarebbe la materia delle conferenze passate.... Oibò! non conviene per nessun conto! Dico dunque senz'altro che ricordarvi le principali cose discorse finora, accennarne qualche generalità comprensiva dei molti particolari, che vi furono esposti, additar qualche nesso, qualche correlazione fra l'uno e l'altro argomento e riepilogare le conclusioni più importanti, potrebbe riescir utile e piacevole insieme, appunto come dopo un lungo viaggio (questa volta la similitudine è un po' vecchietta, ma per compenso convenientissima) s'ama riandare, fantasticando, le cose vedute, non però in modo da rifarcene in mente una ridda vertiginosa di monti e di foreste, di laghi e di piazze, di chiese e di palazzi, di musei e di campanili, ma riordinando dentro di noi e scegliendo con discrezione quello che in natura ci parve più bello, in storia più caratteristico, in arte più fecondo di consolanti idealità da mettere in serbo per la vita.

Prometto troppo. Me n'accorgo. Ma non mi manca almeno la buona volontà di mantenere e non di tutte le promesse, che a questo mondo si fanno, si può sempre assicurare altrettanto. — Ad ogni modo, proviamo!

Dei varii periodi, nei quali si vuole dividere la storia del Medio Evo italiano, vi fu principalmente parlato dei secoli XI e XII, con qualche scorsa nei periodi anteriori e nei susseguenti, ora per indicare la cagione degli avvenimenti, ora per mostrarne le conseguenze e chiarir bene così da che profonda notte si usciva a quelli che si convenne chiamare, gli albori della vita italiana. Albori di vita italiana? O perchè? Era dunque morta questa vita? Quand'è che nella storia si muore e si rinasce? No, signore; nè si muore, nè si rinasce in realtà, bensì anche nella storia annotta e si brancola talvolta nel buio, poi un po' di luce torna a risplendere e ci si rimette in cammino. La dominazione romana del resto era il mondo, non l'Italia soltanto. Un'idea e una forza, irresistibili entrambi, il cristianesimo e i barbari, sfasciano quella potente, quella sapiente unità, annientano quella universale dominazione. Allora l'un popolo si getta sull'altro, e questa convivenza forzata di razze diverse sul medesimo suolo, l'una che padroneggia, l'altra che serve, sino a che col mescolarsi e coll'accomunare le loro forze rispettive danno origine ad una civiltà nuova sotto la luce dell'idea cristiana, è il fatto elementare, per dir così, della storia medievale europea; un fatto non mai accaduto prima in così larghe proporzioni; un fatto, che non può ripetersi dopo, e che contraddistingue perciò il Medio Evo da tutte le altre età della storia. — La fusione fra invasori ed indigeni, fra dominatori e dominanti, accade fuori d'Italia più facile. Ben gli aveva Roma già curvati una volta gli uni e gli altri sotto il medesimo giogo! Ma in Italia romanità e barbarie non si fondono con uguale facilità, nonostante il cristianesimo, che fu gran fattore di tali fusioni. Tutto resiste e impedisce. Più di tutto forse l'idea romana, stata perciò paragonata, per quella specie di fato perpetuo, che diviene nella nostra storia, ad una di quelle stelle tanto grandi e tanto lontane, che il loro raggio non ci giunge se non dopo diecine di secoli, sicchè, se ora venisse a spegnersi, la si vedrebbe splendere ancora per molte migliaia di anni. Così è. La vecchia Roma è finita, ma il pensiero di lei sopravvive e domina tutti per lungo corso di storia, barbari, latini, papi, comuni, pensatori, tribuni, cronisti, poeti, persino la casalinga donnetta del primitivo Comune Fiorentino, che