Il sacro segno in faccia della lombarda lega.

Tu intima, o araldo: «Passa l'Imperator romano,

Del divo Giulio erede, successor di Traiano.»

Deh come allegri e rapidi si sparsero gli squilli

Delle trombe teutoniche fra il Tanaro ed il Po,

Quando in conspetto a l'aquila gli animi ed i vessilli

D'Italia s'inchinarono e Cesare passò![23]

Venezia sola è posta fuori del tutto da questo fascino del diritto imperiale. Avete visto, o signore, come nacque, mentre l'Impero d'Occidente cadeva, come crebbe, come si ordinò questa meravigliosa città, meritevole d'esser detta figlia di Roma assai più di quanto vantino le cronache medievali per tutte le altre città italiane, perchè di Roma ereditò la sapienza e la perseveranza politica e perchè cittadini romani erano i profughi, che la fondarono cercando uno scampo alla furia dei barbari sulle lagune e sulle isolette del golfo veneto. Vi esercitarono bensì i Goti una specie di alto dominio, l'impero d'Oriente una supremazia formale e non più, ma ciò accade nel primo periodo appena della sua esistenza e non avendo mai lo straniero potuto mettervi il piede, essa sola non sarà mai vassalla nè d'Impero nè di Chiesa, essa sola non sarà nè guelfa nè ghibellina, nessun Imperatore Germanico oserà chiederle giuramento di fedeltà: non avrà in sè mescolanza di due razze di vincitori e di vinti, che si combattano fra di loro[24]; le sue discordie intestine non faranno che riaffermare i suoi ordinamenti, che al 1297 saranno definitivi e dureranno per altri cinquecent'anni in punto.

Più travagliato e meno durevole destino ebbero le sue rivali sul mare, Amalfi, Pisa, Genova, ma esse dividono con lei la gloria di quella primavera italica del risorgimento comunale.

Niuno però dei Comuni marittimi nè Amalfi, nè Pisa, nè Genova può paragonarsi a Venezia, monumento unico d'italiana energia fin nella sua materiale costruzione, e che ha tutto di esclusivamente suo, origine, leggende, cittadinanza, sovranità, leggi, ordini civili, nobiltà, popolo, cerimonie, feste sacre e profane, i suoi santi persino, perchè tutta veneziana è la leggenda di San Marco, che detronizza il bizantino San Teodoro e diviene il protettore, il simbolo, il grido di guerra di Venezia. L'avete udita questa leggenda in tutti i suoi particolari. Non vi dispiaccia riudirla da un poeta, non senza molte buone ragioni messo presto fuori di moda, ma la nobiltà dei cui sentimenti raccomanda ancora, io credo, al ricordo delle signore gentili. I suoi versi compendiano altri fatti, ch'io non avrei tempo a ricordarvi partitamente: