Siamo nella notte del Sabato santo del 1175, l'esercito della Lega Lombarda cinge da ogni parte l'esercito del Barbarossa, che ha dovuto levar l'assedio da Alessandria, e gli chiude ogni possibilità di scampo così dal lato delle Alpi, come da quello di Pavia. — L'imperatore è perduto. — Lo circondano costernati, avviliti, pensando già di non poter più uscir vivi da queste strette, il sire di Hohenzollern, stupito di dover morire per la vil mano di bottegai armati come i cavalieri; il Vescovo di Spira, che amaramente rimpiange il buon vino, i giocondi canonici, le torri della sua gotica cattedrale in Germania; il biondo Conte Palatino Ditpoldo, che in fantasia rivede i suoi castelli sul Reno e la bella Tecla sospirante d'amore al lume della luna; l'arcivescovo di Magonza che vorrebbe almeno esser certo i tesori rubati in Italia avessero varcato sicuramente le Alpi; il Conte del Tirolo, che si dispera dovere ormai il suo cane e il suo povero figliuolo andarsene alle caccie senza di lui:

Solo, a piedi, nel mezzo del campo, al corridore

Suo presso, riguardava nel ciel l'Imperatore,

Passavano le stelle su'l grigio capo. Nera

Dietro garria col vento l'imperial bandiera

A' fianchi di Boemia e di Polonia i regi

Scettro e spada reggevano del Santo Impero i fregi.

Quando stanche languivano le stelle, e rosseggianti

Nell'alba parean l'Alpi, Cesare disse: «Avanti!»

A cavallo, o fedeli! Tu, Wittelsbach, dispiega