Se verete a dar battaglia:
Vostre arme poco taglia,
Se la faza v'è mostrata.
Rozzi versi; ma nella bilancia della Musa non pesano più di certi sonetti del Bembo? Venezia, sui primi del Cinquecento, incarnava, di contro alla Lega, l'indipendenza d'Italia; e i canti che nacquero da quella gloriosa difesa son voce fatidica dei canti nei quali i volontarii nostri pugneranno dal 1848 al 66 contro lo stesso nemico, e lassù fra le strette delle Alpi venete, nel 48-49, con la stessa bandiera. Lassù fra le strette, tre secoli prima dell'inno garibaldino, medesimi sensi avevano echeggiato con quasi il ritornello nostro: Va' fuori, o straniero.
Ritornati, o discortese,
Imbriaghi e vil canaglia;
Vostre arme sì non taglia
A voler con nui contese.
Ma delle canzoni del Bembo, io non so quante ne darei per la Canzone in laude dei Venzonesi. Nel luglio del 1509 Enrico di Brunswick entrò per la Pontebba in Italia con mille fanti e duecentocinquanta balestrieri tedeschi. I nobili veneziani che comandavano la piccola fortezza di Chiusa, stimando non poterla difendere, l'abbandonarono; ma il popolo li costrinse a tornare a' posti che la patria voleva difesi; e un dottore di Venzone, con quaranta de' suoi concittadini, sorresse per tre giorni, ne' ripetuti assalti del nemico, le scorate milizie marchesche: venendo meno le munizioni, una gentildonna fuse in proiettili le scodelle di stagno, e con rischio della vita le recava ella medesima a' combattenti.
Su su su, Venzon, Venzone,