Tale era la vera natura di un legame che altri s'è ostinato a presentare in una luce falsa. Sotto l'influenza di Vittoria, Michelangelo compose un gran numero di disegni a matita bianca e rossa per illustrare la Passione e la Crocifissione di Nostro Signore, i quali formano un interessantissimo capitolo della sua produzione artistica. Senza dubbio, egli disegnò qualche monumentale opera in marmo o a fresco; ma niente d'importante sopravvive, eccetto la Pietà, che è nel Duomo di Firenze.

Principalmente pei sonetti e madrigali di Michelangelo composti dopo il suo ritorno a Roma nel 1534, lo consideriamo Poeta. Come ho già detto, alcuni di questi sonetti sono puramente religiosi e notevoli pel candore evangelico della loro fede nel merito redentore della Croce di Cristo; ma per la maggior parte sono effusioni altamente astratte e filosofiche, inspirate da un senso appassionato della bellezza, e ombreggiate di platonismo. In qualche periodo della sua vita — probabilmente quando faceva parte delle riunioni di Lorenzo il Magnifico a Firenze — egli bevve a larghi sorsi alla sorgente delle speculazioni platoniche. Niun poeta moderno ha espresso la dottrina del Fedro e del Simposio con più ardore di commozione personale. Niuno si è così intieramente assimilato il misticismo di quell'alta filosofia. Per Michelangelo, come già per Platone, la Bellezza è la manifestazione della divina idea ai nostri sensi mortali, incarnata nella più alta opera di Dio: la forma umana. L'amore della bellezza in una persona adorata, non è amore sensuale, non è appetito, non è neanche semplice desiderio: è la ricognizione di uno dei divini attributi nella sua espressione fisica più perfetta. Un tale amore inalza l'anima; a traverso la sua commozione per l'amata, conduce l'amante più presso a Dio e lo fa ardentemente aspirare a quell'eterno reame al disopra del nostro mondo, nel quale la Bellezza stessa sarà rivelata senza l'interposto velame della carne.

Troppo rara e intellettuale per la moltitudine, è la sfera di pensieri nella quale ci introducono le poesie di Michelangelo. Queste, come le sue concezioni della forma plastica, hanno qualche cosa di repulsivo nella loro austerità. Gli stessi pensieri si afferrano difficilmente, e lo stile è tutt'altro che perfetto. Michelangelo stesso si professava “dilettante di poesia„. L'espressione è difettosa a causa della grammatica storpiata: le metafore sono studiate, i ritmi aspri. Tuttavia il Varchi mostrò una giusta percezione critica, quando lodò quegli ammirabili sonetti per la loro forza ed elevazione dantesca. Nel Cinquecento, l'età dello scritto fluente e del pensiero poco profondo, egli si presenta come uno degli antichi, dei primitivi, tornato alla vita. E nella sua purezza ed astrattezza, la commozione di Michelangelo offre un singolare contrasto colle inzuccherate affettazioni e sensualità allora in voga. Uno studioso di psicologia trova nelle rime del Buonarroti, la miglior chiave del suo ingegno, come scultore, come affreschista, e come architetto.

L'uomo, infatti, era tutto d'un pezzo. Sia che si consideri come artista plastico, o come architetto, o come poeta; ne emerge la stessa singolare ed unica personalità. L'anima sua non ha nè contradizioni, nè stonature.

“Natura il fece, e poi ruppe la stampa.„

Se questa è l'espressione vera per l'arte sua, non è meno vera per la sua vita. I novant'anni ch'egli passò sulla nostra terra, comprendono il più glorioso e insieme il più tragico periodo della storia italiana. Michelangelo fu testimone dello splendore d'Italia sotto la pacifica presidenza di Lorenzo il Magnifico. Vide l'Italia dismembrata dalle guerre di Francia e di Spagna nelle sue più belle provincie; vide la rovina delle sue città più superbe, e l'estinzione delle libertà antiche. Osservò accumularsi nel Nord la tempesta della riforma germanica. Visse durante la reazione cattolica, e morì quando il Concilio di Trento aveva fondato una nuova Chiesa per la cristianità occidentale. A traverso questi cambiamenti, Michelangelo seguì una sola linea di condotta. Egli non deviò mai dalla traccia che si era prescritta. I contemporanei s'accordano nel dire che la sua vita privata, fra le tante opportunità di errare per passione o per debolezza, fu irreprensibile. Noncurante del suo proprio benessere, si dedicò a formare la fortuna della sua famiglia. Fu figliuolo ubbidiente e fratello affettuosissimo. La sola debolezza che si rivela dalla sua corrispondenza privata, è una certa irritabilità di carattere e una certa diffidenza, dovute in parte alla eccessiva tensione nervosa dell'artista, e in parte all'ingratitudine che incontrò tanto spesso. L'unità del suo carattere, che fa di lui una monumentale personalità, proviene dall'esser conseguentemente e persistentemente vissuto per alti pensieri, per nobili emozioni, per l'arte sublime. Possiamo riassumere tutto in una frase e proclamare Michelangelo Buonarroti essere stato l'Eroe come Artista. A traverso i secoli a venire, le sue opere, le sue lettere, e la sua vita, faranno più e più manifesto che almeno per una volta, l'età moderna ha prodotto con quella di Michelangelo un'anima eroica, che consacrò sè stessa con tutte le sue forze a servizio del buono, del bello, dell'eterno nell'Arte. Gli uomini differiranno nelle facoltà di apprezzare o di assimilarsi la sua arte. Molti troveranno la regione del suo genio troppo remota, troppo astratta, troppo terribile. Sospireranno alla grazia di Raffaello, al sorriso del Correggio, alla luce dorata del Tiziano, alla mistica grazia di Leonardo.

Michelangelo appartiene alla specie delle nature profonde, violente, gigantesche, appassionatamente lottanti; non a quella dolce, serena, aperta, squisitamente armoniosa e perfettamente composta. La inflessibilità con cui si attenne sempre fedele al proprio ideale — la salda unità del suo genio in tutte le sue forme — quasi gemma trasparente, agisce come pietra di paragone sulle nostre personali inclinazioni e sensibilità. Tuttavia, nessuno può contestare la sua sovraeccellenza di grandezza. Sia lode a Dio, che concede all'umanità artisti differenti per tipo e per qualità personali, ognuno dei quali incarna qualche speciale porzione dello spirito universale ( world spirit ), legando alle età successive rivelazioni segnalate e inimitabili di quel mondo ideale che è al di là della nostra terrena visione.

IL TEATRO DEL CINQUECENTO

DI

TOMMASO SALVINI.