“Tutte quelle mercanzie che di Lucca si cavassero si possino portare per tutto il contado senza pagare cosa alcuna, e di questo avrà il comune due gabelle, l'una in nell'entrare, l'altra in nell'uscire, et il guadagno rimarrà in Lucca.„
Non altrimenti parlano oggi per il protezionismo rifiorente, tanti illustri uomini di Stato italiani e stranieri, ed è cosa che fa disperare del progresso economico.
E le corporazioni d'arti e mestieri, nelle città, dove erano rimaste, colla potenza che avevano acquistata in quei tempi, non ebbero piccola parte nel creare e nell'incrudire degli impedimenti verso la produzione forestiera, dappoichè estesero ai produttori delle altre città, mano a mano che si svilupparono le industrie, quelle stesse idee grette e tiranniche colle quali per gelosie interne governavano l'esercizio della industria. Anche intorno alle corporazioni un illustre scrittore vi ha intrattenuto nell'anno passato e nulla potrei aggiungere a quello che egli vi ha dottamente esposto.
Se non che, il lusso da una parte, le proibizioni ai commerci dall'altra, portarono ben presto come fatale conseguenza un considerevole aumento delle spese pubbliche e private. Anche qui i caratteri della natura umana furono in azione più che mai violenta. Col lusso dei cittadini i governi, fossero essi a libero reggimento od a monarchia, cominciarono a gareggiare; ed allora il fasto non ebbe più freno. Ricordate il viaggio del duca Galeazzo Maria Sforza da Milano a Firenze? I principali feudatari del duca ed i consiglieri gli facevano corte, accompagnandolo nel viaggio con vestiti carichi d'oro e d'argento; ciascuno di essi aveva un buon numero di domestici splendidamente ornati; tutti gli stipendiati ducali erano coperti di velluto. Quaranta camerieri erano decorati con superbe collane d'oro. Altri camerieri avevano gli abiti ricamati. Gli staffieri del duca avevano la livrea di seta ornata d'argento. Cinquanta corazzieri, con selle di drappo d'oro e staffe dorate: cento uomini d'arme, ciascuno con tale magnificenza come se fosse un capitano; cinquecento soldati scelti a piedi: cento mule coperte di ricchissimi drappi d'oro ricamati: cinquanta paggi pomposamente vestiti; dodici carri coperti di superbi drappi d'oro e d'argento; duemila altri cavalli e duecento muli coperti uniformemente di damasco per l'equipaggio dei cortigiani. Cinquecento paia di cani da caccia, e sparvieri, falconi, trombettieri, musici, istrioni. Tale è il racconto di un cronista contemporaneo.
Del resto basta pensare allo splendore delle pubbliche feste che si davano a Mantova, a Venezia, a Roma per ogni circostanza e per ogni pretesto, come le caccie di Leone X, e si comprenderà facilmente quali enormi spese pubbliche fossero necessarie, anche senza por mente che col fasto e col lusso la corruzione pubblica, il peculato e lo sperpero delle entrate andavano compagni.
Perciò le città italiane, che nei secoli durante i quali avevano lottato per ottenere la libertà avevano dovuto anche sostener guerre per reggersi, per rivaleggiare nella potenza, per costituirsi e per allargare il loro dominio, nei tempi immediatamente precedenti al cinquecento, che furono se non pacifici certo meno fecondi di contese, portarono le pubbliche gravezze al di là di ogni equa misura. Siamo soliti ora di lagnarci per il peso delle molteplici tasse ed imposte che ci aggravano, ed assistiamo sgomenti e meravigliati ai faticosi studi dei Governi e dei Parlamenti diretti a trovare nuova materia imponibile. Ci pare che mai l'arte della finanza abbia potuto essere tanto raffinata. Sono però costretto a far notare che la fantasia dei finanzieri del decimoquinto e decimosesto secolo aveva già mietuto tutto il campo fiscale non lasciando ai moderni, nemmeno la consolazione della spigolatura. Riassumo più brevemente che mi sia possibile:
imposta fondiaria sui terreni, che arrivava anche al 10 per cento della rendita depurata;
imposta sui fabbricati; o un tanto per casa qualunque essa fosse, o in proporzione alla lunghezza della facciata o del numero delle finestre, o in ragione del 10 per cento della pigione;
tassa di fuocatico, o di testatico, che colpiva più specialmente quelli del contado;
tassa sul sale obbligatoria; perchè si costringeva ogni cittadino a comperare ogni anno una certa quantità di sale dai magazzini dello Stato;