DI

VERNON LEE.

La scultura dell'antica Grecia e la scultura del medioevo italiano sono rami della stessa arte; ma del tutto divergenti: anzi, direi quasi, formano due arti diverse. Ciascuna di esse ha rivelati all'umanità eguali tesori di bellezza, ma l'una copiò mirabilmente una bella realtà; mentre l'altra prese l'imperfetto e il brutto, e riuscì a formarne bellezza. L'una è l'arte meridionale, pagana, del modellatore in creta; l'altra l'arte nordica cristiana, dell'intagliatore di pietra.

Prima di esaminare le opere, esaminiamo il modo di operare. E prima di considerare che cosa l'antico greco e l'italiano del medioevo furono rispettivamente chiamati ad imitare e ad esprimere, guardiamo la necessità e la capacità del materiale in cui ciascuno di essi imitò quel che vide ed espresse quel che sentì.

I Greci primitivi avevano raramente occasione di farsi abili intagliatori di pietra. Gli edifizi loro come quelli che ritraevano le forme di costruzioni primitive e semplicissime in legno, ne avevano anche i rozzi elementari ornamenti, poichè l'ordine Jonico, per quanto povero di ornamenti, non venne che più tardi, e il Corintio, il quale solo dà luogo alla ricerca e all'abilità degli intagli, nacque soltanto quando era pervenuta già alla sua maturanza l'arte di scolpir la figura. Ma i Greci, i quali del resto erano appena entrati nel periodo del ferro (e il ferro è appunto lo strumento per lavorare la pietra) erano grandi modellatori di creta e fonditori di bronzo. Gli oggetti che le età più recenti fecero in ferro, pietra o legno furono da loro foggiati in creta o in bronzo. Stanno a dimostrarlo gl'innumerevoli arnesi, armi e minuti oggetti dei nostri musei: — dagli schinieri accuratamente modellati come le gambe che devono coprire, fino alle bambole di terracotta, piccole Veneri dalle braccia articolate e coi ligamenti di spago.

E veramente quando i Latini applicarono alla scultura il verbo fingo, che significa in realtà fare vasi, — e dalla quale ci viene non solo effigies, ma anche fichtlis, — parrebbe avessero capito che nell'arte di Fidia e di Prassitele poco entrava l'intagliare ed il cesellare, e molto invece il formare, il modellare, il plasmare. Poichè, oltre al fatto ogni giorno più confermato dall'archeologia, che, cioè, la maggior parte delle statue antiche ora in nostro possesso, sono copie in marmo di originali in bronzo, fatto rivelatoci anche da puntelli di esse e dal trattamento dei capelli; è evidente che anche le statue destinate ad eseguirsi in marmo, vennero prima modellate, cioè concepite dallo scultore, in creta.

Riassumendo: dai Greci la figura umana s'imitava con un processo, che non fu scultura nel senso letterale della parola. Rivolgiamoci ora a considerare il medioevo, e troveremo uno stato di cose totalmente diverso. Non v'era nella vita quotidiana bisogno di oggetti in metallo fuso, e non essendovi questo bisogno dell'arte del fondere, del far di getto, non vi era nemmeno pratica nell'arte preliminare del modellare in creta. Ma invece gli uomini del medioevo furono meravigliosamente abili nell'intagliar la pietra.

L'architettura, fino dai Romani, aveva dato più importanza all'ornamentazione scultoria: — sempre squisita nei capitelli, nelle ringhiere, dei primitivi tempi Bizantini si manifestò nelle elaborate cornici, negli archi e nelle colonne dello stile Lombardo fino ai complicati gruppi e rilievi del Gotico pienamente sviluppati. E in verità la chiesa gotica, particolarmente in Italia, non era più lavoro di muratore, ma di scultore. Non è dunque fortuita combinazione se quei paesetti, i quali forniscono ancora Firenze di pietra e di scarpellini, hanno dato il nome a tre de' suoi più grandi scultori (Mino da Fiesole, Benedetto da Maiano, Desiderio da Settignano); nè Michelangiolo, allevato in quel paesetto (Chiusi di Casentino) “per tutto pieno„ dice il Vasari “di cave di macigni, che son lavorate di continovo da' scarpellini, scultori che nascono in quel luogo„, abbia potuto vantarsi d'aver tirato dal latte della balia gli scarpelli e il mazzuolo con che faceva le sue figure.

I Toscani del medioevo, i Pisani del '200, i Fiorentini del '400, facevano certamente modelli in cera delle loro statue; ma le opere loro sono concepite per essere poi lavorate nel marmo; e quest'arte è uscita dal sasso, senza interposizione d'altro materiale, — come le figure che Michelangiolo traeva viventi e gigantesche direttamente dal macigno.

I Greci, dunque, in quel tempo primitivo in cui l'Arte prende il suo abbrivo, erano modellatori di creta e fonditori di bronzo; i Toscani, invece, nel periodo corrispondente, erano cesellatori d'argento, battitori di ferro, ma sopratutto tagliatori di pietra. Ora la creta (e bisogna rammentarsi bene che il bronzo non è che il calco della creta) significa il piano modellato; l'imitazione di tutti i rilievi e di tutte le depressioni delicatamente graduate del corpo umano; la creta non presenta contrasti fra luce e ombra, non permette varietà nel trattamento corrispondente alla varietà dei tessuti. La creta si presta quindi ad imitare non la tessitura del corpo umano, ma la forma; e la forma poi nell'assoluta realtà tangibile della natura.