con li vostri amadori,
che di rose e di fiori
vi fate belle il maggio,
venite alla frescura
delli verdi arbuscelli.
Ogni bella è sicura
fra tanti damigelli;
chè le fiere e gli uccelli
ardon d'amore il maggio.
Ma non c'indugi la dolcezza de' suoni. Nel gennaio del 75, Giuliano de' Medici trionfò in una di quelle giostre che porgevano a' signori l'occasione di ostentare lor valentia cavalcando e armeggiando; spettacolo pomposo e gradito al popolo. Il fratello maggiore, Lorenzo, si era meritato, sette anni innanzi, il premio in una giostra consimile, di cui avea celebrate le gesta e l'eroe, con un poemetto, Luigi Pulci, come si usava sì per le giostre, sì pel giuoco del calcio, sì per altri sollazzi, dai cantastorie; i quali compievano, dati i tempi, l'officio de' cronisti ne' nostri giornali, non so con quanto più di verità, certo con più fatica, perchè le fandonie le strimpellavano in rima. Anche questo genere era dunque ormai caro a' poeti d'arte: se non che il Pulci, come nel Morgante, così nella Giostra, lo aveva accettato, almeno per le apparenze, tal quale, dilettandosi nella parte finta del cantimpanca o d'un suo inspiratore; tanto che diceva dover chiudere il racconto