perchè il compar, mentre ch'io scrivo, aspetta

ed ha già in punto la sua violetta.

Sapete che il compare aspettava nientemeno che dal 69? ed egli smise di scrivere soltanto allora che si preparava la giostra del 75, in cui spettava a Giuliano il trionfare. Poco più sollecito ma più elegante poeta ebbe questi: poco più sollecito, perchè, se ci pensò prima, e se forse qualcosa ne abbozzò, il Poliziano non si pose a stendere il poema ordinatamente che dopo trascorso un anno dalla giostra. In compenso non cantò le armi soltanto; cantò, più che le armi, gli amori.

Giuliano, che nella tela del Botticelli spira, giovenilmente pensoso, una dolce mestizia, era innamorato, cavallerescamente e platonicamente, com'era la moda, di quella Simonetta Cattaneo, moglie a un Vespucci, che Piero di Cosimo, o altri, dipinse esilmente gentile. Ma la Vespucci visse, dopo la giostra, pochi mesi più. Nell'aprile del 1476, scriveva di lei a Lorenzo un amico ponendola accanto alla Laura del Petrarca: “La benedetta anima della Simonetta se ne andò a paradiso, come so harete inteso: puossi ben dire che sia stato il secondo trionfo della Morte; chè veramente havendola voi vista così morta, come la era, non vi saria parsa manco bella e vezzosa che si fusse in vita: requiescat in pace.„ Lorenzo stesso la pianse in versi; e il Poliziano, già interprete de' sospiri amorosi, ebbe a far distici sulle esequie, co' pensieri che Giuliano gli suggerì. Allora il racconto della giostra dove Giuliano si era cavallerescamente adoperato per amore e onore di lei, si allargò nella mente del poeta e comprese in sè anche la storia di quell'amore. Il genere popolano delle narrazioni in ottava rima di giuochi e apparati, venuto nelle mani d'uno scrittore geniale come il Pulci, passava pertanto da quelle di lui a più squisito artefice, e da questo era volto alla imitazione de' carmi encomiastici antichi; non altrimenti che i racconti romanzeschi, proprio in quelli anni, salivano dalla piazza al palazzo per opera del Pulci medesimo, ed erano da Matteo Maria Boiardo, traduttore d'Erodoto, avviati sulla imitazione de' poemi classici. Ove per altro conviene aggiungere che il Boiardo fu grande poeta, e nel calore dell'invenzione fuse stupendamente l'antico e il moderno in un metallo nuovo; il Poliziano fu grande artista, e nell'agevolezza dell'esecuzione compose dell'antico e del moderno un mirabile mosaico: all'uno mancò l'eleganza della lingua e dello stile, all'altro la virtù delle alte concezioni: l'uno e l'altro erano necessarii a preparare Lodovico Ariosto, poeta ed artista grande.

Ho detto con ciò il difetto e il pregio delle Stanze per la giostra: il difetto è nel disegno generale, il pregio è nel disegno e nell'esecuzione dei particolari. Come fare un poema degli amori cortesi e delle armi cortesi di Giuliano? Ecco il modo. Julio, figlio della etrusca Leda, cioè a dire Giuliano figlio della Tornabuoni, sdegnava d'amare: Cupido volle che amasse, e in una caccia gli fece apparire una cerva bellissima; la quale, trattolo via dalla brigata de' compagni, disparve: ma al giovine non ne importava più, perchè si vedeva innanzi una donna troppo più bella della cerva bellissima: la Simonetta. Inutile dire che se ne innamora, e Cupido torna tutto lieto alla madre Venere. Fin qui il primo libro. Nel secondo, i vanti di Cupido per la vittoria, buona occasione alle lodi della casa medicea: il racconto di un sogno che Venere manda a Julio, perchè si accenda a mostrare all'amata la sua bravura in una giostra, sebbene egli abbia da quel sogno stesso il prognostico della prossima morte di lei; e la preghiera di Julio a Pallade, a Venere, a Cupido, che lo aiutino nell'impresa della gloria e dell'amore. E qui il poema, come il monumento che Michelangelo scolpì a' due fratelli Medici, rimase interrotto. Perchè? Il 26 aprile 1478, una domenica mattina, nella chiesa di Santa Maria del Fiore frequente di popolo, subito che il sacerdote nel celebrare la messa si fu comunicato, Francesco de' Pazzi e Bernardo Bandini si strinsero addosso a Giuliano co' pugnali e l'uccisero: Lorenzo ebbe tempo a trarre lo stocco e, ferito nella gola, difendersi e riparare nella sagrestia. Il colpo era andato a vuoto; Firenze restava ai Medici. Ma Giuliano giaceva morto; e dopo quella tragedia non si potevano più fiorire di rime le sue venture per una giostra bandita a diletto. Il poeta si mutò in istorico, e narrò in latino, a mo' di Sallustio, la congiura de' Pazzi.

Altri osservò: se il poema rimase a mezzo, fu, anzi che un danno, un vantaggio alla fama dell'autore: andando innanzi, egli avrebbe dovuto descrivere vesti, cavalli, armeggiamenti; e già nel secondo libro la poesia scade; in più libri, il tedio sarebbe cresciuto; quel panegirico sarebbe stato letto da' soli eruditi. Io non mi lascio consolare così facilmente. Ammettiamo pure che le Stanze avessero a crescere, pel compimento del secondo e per l'aggiunta d'un terzo libro, che è quanto di più si possa immaginare, di un'altra metà: il disegno generale non si sarebbe sottratto, certo, da giuste censure; ma non gli si muovono a ogni modo, giudicandone dal frammento? e gli episodii ci avrebbero date bellezze, se non maggiori, pari a quelle che nel frammento ammiriamo.

Non le rammenterò. Le lodi della vita rustica, la caccia, la Simonetta, il regno di Venere, gl'intagli della porta nella reggia di lei, l'albergo del Sonno, sono, a tratti almeno, in tutte le antologie, sono, a tratti almeno, in tutte le memorie. La giostra non è più che un pretesto: sembra che il Poliziano prometta di guidarvi a goderne lo spettacolo, soltanto per aver modo di farvi ammirare, così senza parere, d'una in un'altra galleria, la sua meravigliosa raccolta di quadri e di statue. Sono i tempi de' bronzi di Lorenzo Ghiberti, delle terre cotte di Luca della Robbia, dei marmi di Donatello, degli affreschi di Filippino Lippi, delle tele di Sandro Botticelli; e l'arte di tutti costoro si riflette nello specchio finissimo di quelle ottave, che suonano e creano, secondo il precetto, da molti franteso, del Foscolo, il quale più d'una somiglianza ebbe col Poliziano negl'intendimenti e ne' modi dell'arte: suonano, cioè, varie, fluide, eleganti; creano immagini adatte alla plastica e ai colori. Dopo Dante, nessuno aveva posta nel verso tanta efficacia di rappresentazione: nessuno ancora aveva saputo nell'ottava rima alternare, con tanta accortezza di pause e di accenti, di piani e di sdruccioli, il forte col tenue, il dolce con l'aspro. Il primato della lingua letteraria, come da Leon Battista Alberti, sebbene con importanza minore d'assai, per la prosa, così dal Poliziano era riconfermato alla Toscana per la poesia: dopo le Stanze per la giostra, l'Orlando innamorato doveva di necessità essere offuscato dalla fama del prosecutore che chiese alle labbra di una fiorentina la grazia dei baci e le grazie del nostro volgare; e doveva per ciò di necessità piegarsi, per rivaleggiare col Furioso, al rifacimento toscano di Francesco Berni.

La notte che le cose ci nasconde

tornava ombrata di stellato ammanto:

e l'usignuol sotto le amate fronde