Egli fu in Italia la più gran coscienza morale del secolo XV, come Dante lo era stato del XIV, e come Michelangiolo lo fu del XVI. L'ardore con cui il santo monaco fuse insieme i sentimenti di patriottismo e di morale nel popolo di Firenze, non si spense con lui — e i suoi migliori effetti si videro rifulgere nel memorabile Assedio degli anni 1529-30. Il soffio vulcanico del grande oratore che ispirò il poema della Giustizia dipinto nella Sistina da Michelangelo, animò egualmente la tragedia della Libertà combattuta a Gavinana da Francesco Ferruccio.
La sua fede eccitava il suo entusiasmo, il suo entusiasmo faceva la sua forza. Nessuno, o Signori, è diventato martire per una opinione: la fede sola fa i martiri. Egli credeva e vedeva, e tuonava dal pergamo le sue visioni. Chiamatelo pure un fanatico. Era fanatico come Ezechiello, come Geremia, come Arnaldo, come Demostene, come Dante, come Mirabeau, come O'Connell — come tutti quelli che hanno comunicato l'elettricismo d'una parola di fuoco. Era un malato?... Forse. Ogni vera creazione produce uno spostamento, un disequilibrio. Se gli eroi, i martiri, i grandi poeti son tutti malati — consoliamoci — non c'è mai stata tanta salute come oggi, in Europa!
Le più ammirabili prediche del Savonarola, come ben nota l'illustre Villari nel suo classico libro, son quelle su i Salmi: e quella dove l'impeto lirico è sommo ed unico, dove il Savonarola è veramente poeta, e gran poeta, è la predica-visione dei flagelli d'Italia. Il Cielo stesso combatte; i Santi, gli Angeli spingono i barbari vendicatori. Son loro che li hanno chiamati, che hanno messo le selle ai cavalli, e affilate le spade. E il diluvio degli stranieri, il gran gastigo italico, comincia. Dove andiamo? San Pietro grida: A Roma! a Roma! San Giovan Battista e Santo Antonino: a Firenze! E San Marco: là verso la città superba e voluttuosa, che inalza le sue cupole d'oro sovra le acque!
La impressione che riceviamo anche oggi, dopo quattro secoli, e alla semplice lettura, da questa predica, è solo paragonabile a ciò che proviamo al primo ingresso nella Cappella Sistina. Vi ricordate? Un fremito, un tumulto, corre sulle pareti. Non si sa dove riposare lo sguardo. Da tutte le parti, visi minacciosi, e pianti disperati. Ezechiello si volta impetuosamente, in furiosa disputa con un Angelo. Geremia appoggia l'enorme testa sulle mani, come schiacciato dal peso di tutti i dolori di Gerusalemme. La Libica si alza terribile, con in mano il gran libro dei fati. La Persica legge con occhi ardenti. Daniele scrive tremando. Qua, il tronco di Oloferne versa una fiumana di sangue; là, gli adoratori degli idoli si contorcono, ignudi, sotto i morsi dei serpenti divoratori. Madri spaventate urlano e fuggono, stringendo al seno i bambini. Un altro vede passare in uno specchio visioni così terribili, che indietreggia atterrito, e batte la spalla nella muraglia. Par di sentir ruggire di lontano il tuono della vendetta divina. La Giustizia e il Giudizio — riparatore e vendicatore — respirano da ogni angolo della tremenda Cappella.
In quegli anni tragici e sinistri di saccheggi e di incendi, di orgie e di tradimenti, Michelangelo, che doveva assistere ai funerali della libertà e dell'Italia, si ricordò soprattutto del Savonarola, e leggendo assiduamente i Profeti, Dante, e le Prediche e le Liriche del Ferrarese, dipinse i Profeti, e scolpì la Notte, la Notte d'Italia.
In una delle sue ultime prediche, il Savonarola, presago dello imminente martirio, disse queste parole: “O Signore, io non tengo modi di cercar gloria umana. Io non voglio cappelli, nè mitrie piccole o grandi. Non chieggo se non quello che tu hai dato ai tuoi Santi — la morte. Un cappello rosso, un cappello di sangue, questo desidero.„
E l'ebbe. E prima, le agonie dell'infame processo, i dubbi e i terrori, la fune che gli slogò tutte l'ossa, le tenebre della segreta, le smanie e gli scoramenti, e i sudori di sangue dell'eterno Getsemani....
Fu allora che in un momento di tregua, in un'ora di grazia e di respiro, — fra la tortura e il rogo — compose un salmo sublime, che il Tommaseo ammirava tanto, e tradusse.
Eccone alcuni versetti:
Conoscerò dunque, fra poco, Voi, o mio Dio, conoscitore di me.