Chè si conobbe al tremolar le penne.
Poi si sentì. . . . . . . .
Certa armonia con sì soavi accenti,
Che ben parea d'angelici istrumenti.
Versi che certo rammentava l'Ariosto quando cantò con la magia che gli è propria:
E voci e suoni d'angeli concordi
Tosto in aria s'udîr che l'alma uscìo
La qual, disciolta dal corporeo velo,
Fra dolce melodia salì nel cielo.
Arriva Carlo Magno e benedice al morto Paladino e gli richiede la spada Durlindana.