A quella vista non un cristiano, non un Saracino, sa rimanersene seduto; tutti cercano di accostarsi alla donzella, la quale si fa ad esporre all'imperatore certe sue fanfaluche, il cui succo si è che il fratello suo (il cavaliere che l'accompagna) domanda giostra a quanti son qui convenuti, e che ella stessa sarà premio per chi riesca ad abbatterlo. Il fascino esercitato da questa bellezza impareggiabile è tanto, che l'amore s'accende di subito nei petti. Innamora Namo, “ch'è canuto e bianco„, e si scolorisce in viso; innamora Rinaldo, e si fa “rosso come un foco„; il Saracino Ferraguto, che ha l'argento vivo addosso, a gran fatica si rattiene dallo slanciarsi contro i giganti, per impadronirsi colla forza della fanciulla, e frattanto
Hor su l'un piede, or su l'altro si muta;
Grattasi il capo e non ritrova loco.
(St. 34).
Insomma, a farla breve,
. . . . . . . . ogni barone
Di lei se accese, et ancho il re Carlone;
(St. 32)
il quale profitta della condizione sua privilegiata, e tira in lungo la risposta alla donzella. “Per poter seco molto dimorare„(St. 35).
Ma il trionfo dell'amore non parrebbe al poeta pieno abbastanza, se alla testa dei devoti non fosse ridotto a camminar dietro al carro per l'appunto chi era parso più restio a questo culto, o a questo servaggio: il casto e severo Orlando, il futuro martire di Roncisvalle: