Non vi para, signor, maraviglioso
Odir cantar de Orlando inamorato,
Che qualunque nel mondo è più orgoglioso
È da Amor vinto al tutto e subiugato;
Nè forte braccio, nè ardire animoso,
Nè scudo o maglia, nè brando affilato,
Nè altra possanza può mai far diffesa,
Che alfin non sia da Amor battuta e presa.
(St. 2).
E d'Orlando l'amore s'impadronirà a tal segno, da dare lo sfratto ad ogni altro pensiero, da soffocare qualsiasi altro sentimento. Non contento di trascinarlo in remotissime terre dell'Asia, di darlo del tutto in altrui balìa, di renderlo affatto noncurante di Alda, della quale, dopo una fugace apparizione al principio, non è più questione nel poema, lo muove a calpestare l'amicizia e la parentela, ed a combattere ferocemente, pur sapendo di far male, contro il cugino Rinaldo (I, XXV-XXVII ). E tanto può, da renderlo perfino sordo al tremendo pericolo a cui Carlo e la cristianità tutta intera sono esposti per il passaggio che sta per fare Agramante (II, XIII, 50-51). Quando poi, per volontà della sua dama, non già per sua propria, il paladino sarà tornato in Francia, l'annunzio delle orde nemiche che sono in procinto di rovesciarsi sull'esercito cristiano, invece che a sfoderar Durindana, porterà questo campion della fede a ritrarsi in un bosco: