Da quel che fûr; ch'ancor per quell'artista

Fansi, per cui nel tempo addietro fêrsi!

Ohimè! dopo, egli dovea rimetter le mani su questa medesima Cassaria, e, per renderla meglio rispondente agl'ideali classici, ritoglierle la nativa freschezza e quel colorito giovanile onde a un giudice ben difficile e competentissimo, al Machiavelli, era parsa “una gentil composizione„, traducendone perfino il dialogo in quei fastidiosi versi sdruccioli che avrebbero dovuto arieggiare i giambi! Il pubblico fu poco grato al poeta per codeste nuove cure; e il Lasca dava ragione al pubblico:

In fino ad oggi non s'è recitata

Commedia in versi mai che sia piaciuta;

E la Cassaria, in versi trasmutata,

Nel recitarsi non fu conosciuta.

Ma l'Ariosto aveva della poesia drammatica un concetto troppo aristocratico,per preoccuparsi del giudizio di spettatori che non fossero al caso di apprezzar degnamente le finezze e l'arte squisita ond'egli l'avea trapiantata sul suolo italiano dai verzieri fiorenti del mondo classico. Per festeggiare la seconda discesa in Italia di Carlo V, il duca di Mantova richiese l'Omero ferrarese di qualche nuova commedia; ed egli si affrettò a mandargliene quattro, scusandosi se le sue occupazioni non gli permettessero di correggerle “delli errori circa la lingua„. Ma gli furono rimandate tutte e quattro, accompagnate da una letterina del Duca, nella quale dichiarava che “avenga che l'inventione de tutte siano belle, et scritte benissimo, nondimeno a me non piace de farle recitare in rima„; e gli chiedeva: “se havete le due ultime scritte in prosa, ed anche la Cassaria reconcia et mutata com'è questa in versi, haverò piacer me ne facciate copia; et aggiongerò questo all'obbligo che vi ho de haverle mandate a questo modo, quale è veramente de maggior arte e scienza, ma nel recitar pare non reuscisca, come fa la prosa„. L'Ariosto dovette rimanerci male. Al Duca si contentò di rispondere, con un laconismo che mal cela il dispetto: “a me pareva che stessero così meglio che in prosa; ma i giudicii sono diversi„. Questa volta però il giudicio del Duca aveva per sè il suffragio del maggior numero; e, questa volta almeno, il senso comune era equivalente a buonsenso!

II.

Che stanchezza a quelle monotone rifritture dell'angusto repertorio classico! Perchè dalla folla che vi accorreva si sbaglierebbe ad argomentare ch'esse divertissero molto. Avidi di spettacoli, a quegli spassoni dei nostri bisnonni non si concedeva libertà di scelta. E del resto non era davvero la commedia che li attirasse, bensì la magnificenza e la sontuosità dell'apparato scenico, lo sfarzo delle dame e dei cavalieri che v'intervenivano, e le fantastiche pantomime ed i graziosi balletti che tramezzavan la recita. Che questa poi, nel più dei casi, annoiasse, non si osava dire, sia pel timore di passar per dappochi ed ignoranti, sia per non parere ingrati verso gli splendidi signori che avean data la festa. Tuttavia, nella intimità, quanti sfoghi di sbadigli repressi! Nel 1502, la marchesana di Mantova era tornata nella casa paterna di Ferrara per prender parte alle nozze di suo fratello con Lucrezia Borgia; e, avendo assistito a una rappresentazione della Bacchide plautina, scriveva al marito che questa “fu tanto longa et fastidiosa et senza balli intramezzi, che più volte me augurai a Mantua„. Lo stesso diletto è presumibile le abbian dato le altre quattro commedie, pur di Plauto, recitate in quella occasione; le quali, a buon conto, non serviron che di pretesto al duca di Ferrara per isfoggiare la sua ricchissima guardaroba. “Dopo desnar„, racconta l'Isabella Gonzaga, “levassimo la sposa da camera, et se reducessimo in la sala grande, dove era tanta moltitudine di persone, che non li restava loco da ballare: pure, al meglio che si potè, si ballò dui balli. Poi, il Signor mio padre fece la monstra de tutti li vestimenti che intrano in cinque Comedie, a fine che se conoscesse che li vestimenti fussero facti a posta, et che quelli de una Comedia non havessero ad servir le altre. Sono in tutto cento diece, fra uomini e donne: li habiti sono de cendale, et qualche uno di zambellotto a la morescha. Inanzi era uno in forma de Plauto, che recitò il sogetto di tutte. La prima de Epidico, la seconda la Bachide, la terza il Soldato glorioso, la quarta la Asinaria, et la quinta la Casina. Facto questo, andassimo in su l'altra sala, et inanti un'hora de nocte se principiò lo Epidico, el quale de voci et versi non fu già bello, ma le moresche che fra li atti furono facte, comparsero molto bene et cum grande galanteria„.