Le moresche erano appunto i balletti e le pantomime, interamente estranee al dramma; e la marchesana si ferma lungamente a descriverle, come la parte meglio gustata. Se vi piace averne un'idea, state a sentire ancora un brano d'una di codeste lettere. L'Isabella parla delle due sole moresche tramezzate alla Bacchide:

Una de dece homini, fincti nudi, cum un velo a traverso, il capo capillato di stagnolo, cum corni de divicia in mano, cum quatro dopiroli accesi dentro, pieni de vernice, quali nel movere de li corni se avampavano. Nanti a questa era uscita una giovene che passò spaventosamente senza sono, et andò in capo de la scena. Uscitte poi uno dracone, et andò per divorarla; ma appresso lei era uno homo d'arme a pede che la difese, et combattendo col dracone, lo prese, et menandolo ligato, la giovene a brazo cum uno giovene lo seguitava; et intorno andavano quelli nudi, ballando et gettando in foco quella vernice. La seconda fu de matti, cum una camisa indosso, cum le calze loro, in testa uno scartozo, in mane una vesica schionfa, cum la quale batendosi, fecero triste spettaculo.

III.

In Firenze, dove — non ve ne abbiate a male — un tanto lusso di apparati non era possibile, la commedia, non potendo contare che sulle forze proprie, dovè venire a patti, se volle vivere. Ed essa si rivolse, con filiale fiducia, al più insigne autor comico che abbia mai avuto la nostra letteratura; e nelle cento novelle trovò una larga copia di argomenti, d'intrecci, di scene, di caratteri, di caricature, di tipi, di motti, di arguzie. Lo stampo in cui i comici gettaron codesta nuova materia era sempre il plautino e il terenziano; ma l'antica monotonia era insomma interrotta. Così, la Calandria, se da un lato non è che una ricucinatura dei popolarissimi Menechmi (così popolari che si finivan generalmente col chiamare i Menechini!), dall'altro essa è tutta rinfronzolita di episodi desunti dal Decamerone; e la Mandragola, la più squisita certo delle nostre antiche commedie, se in fondo non fa che sceneggiare e ravvivare intrecci e personaggi creati o coloriti da quel nostro grande parigino del secolo decimoquarto che l'ammirazione per Dante e pel Petrarca ribattezzò italiano, nel magistero scenico non si stacca dai modelli latini.

Un Amante meschino,

Un Dottor poco astuto,

Un Frate mal vissuto,

Un Parassito di malizia il cucco,

Fien questo giorno il vostro badalucco:

diceva il poeta nel Prologo.