La Commedia dell'arte è specialmente opera di attori, i quali erano autori ed interpreti della propria parte. Sceglievano quella per cui credevano di aver maggiori attitudini, e con essa s'identificavano così che il dramma doveva adattarsi a loro, non essi al dramma. Ritenevano il nome con cui eran la prima volta riesciti accetti al pubblico; e nello scenario che abbiam letto, come in tutti gli altri dei Gelosi, Flavio indicava Flaminio Scala, il Capitano Spavento Francesco Andreini, Orazio Orazio Nobili, Isabella Isabella Andreini. Poichè spesso il nome scelto pel teatro era quello di battesimo. Quando si diceva che nella commedia prendeva parte Flavio o l' Isabella, non s'indicava solo che ci sarebbero stati quei personaggi ma quegli attori. I quali, anche nella vita privata e nelle loro corrispondenze coi prìncipi e coi loro segretari, finivano con l'adoperare il nomignolo teatrale, spesso da solo, spesso aggiungendolo al proprio casato. E del resto anche ora voi tutti conoscete il nomignolo di Molière, ma non tutti forse il suo nome di famiglia.

Quando la parte assunta non avea nulla di veramente caratteristico, come quella dell'innamorato più o meno smanceroso o ardito o cavalleresco, il nomignolo tramontava con l'attore: e non c'è stato che un Flavio, un Orazio, un' Isabella. Ma spesso il comico sapeva felicemente cogliere una caricatura locale, o il tipo d'una certa classe di persone; e allora il personaggio sopravviveva all'attore, e quel primo nomignolo si perpetuava. E chi, dopo, avesse voluto rappresentare il vecchio veneziano o il servo bergamasco o il pedante bolognese o il contadino napoletano, avea l'obbligo di chiamarsi Pantalone, Brighella o Arlecchino, Dottor Graziano, Pulcinella, di vestirsi nel modo tradizionale, di parlar quello speciale dialetto con quelle speciali inflessioni di voce, di dir perfino certi motti e di far certi movimenti e certe smorfie. Così la Commedia dell'arte veniva a mancare di varietà, e i comici degeneravano in marionette. Un bel giorno, anzi, gli attori di carne e d'ossa non sembreranno più necessari, e saranno sostituiti dai fantocci. Voi lo sapete: è appunto nel casotto dei burattini che oramai agonizza la gloriosa Commedia che dovea rendere immortale il nome dei Gelosi!

VI.

Ma torniamo indietro, a tempi più lieti. Quando, nel 1578, la celebre Compagnia venne a Firenze con tanto piacere del Lasca e tanto dispetto degli altri commediografi, essa tornava dalla Francia, dove aveva mietuta una larga messe di allori. Vi era stata invitata da una regina italiana, Caterina de' Medici, che nella Corte francese avea portati i suoi gusti e la sua coltura di dama fiorentina della Rinascenza.

Ci si rispettava come sovrani nel regno dell'arte pure allora che ci si vedeva così bassi politicamente! E chi oltre monti ed oltre mare avesse cuore gentile, apprendeva con la lingua dei nostri avi la nostra, per poter gustare l'armonia del periodo del Boccaccio o del Machiavelli, la melodia soave dei sonetti del Petrarca o del Bembo, la cadenza arguta o malinconica delle ottave dell'Ariosto e fra poco del Tasso. Che stupore in quel popolo, che ora pare arrogarsi il monopolio d'ogni cosa che si riferisca al teatro, quando, nel 1548, potette assistere alla rappresentazione della Calandria, che la “natione fiorentina„ fece dare a Lione dai migliori comici che vivessero allora in Italia, e che essa avea fatti venire con grandi spese per onorare la regale concittadina! Il testimone Brantôme confessa quello spettacolo essere “chose que l'on n'avoit encores veu, et rare en France, car paradvant on ne parloit que des farceurs, des connardz de Rouan, des joueurs de la Basoche, et autres sortes de badins et joueurs de badinages, farces, mommeries et sotteries„. Che incanto quegli apparati e quelle prospettive di Firenze, dipinte dal fiorentino Nannoccio! E che maraviglia quei commedianti, e specialmente quelle commedianti “qui estoient très-belles, parloient très-bien et de fort bonne grâce!„ Dopo quell'anno, nel 1555, erano stati recitati alla Corte, da alcuni gentiluomini, i Lucidi del Firenzuola e la Flora dell'Alamanni; e nel '60, dalle figliuole stesse del Re e da altre dame e damigelle, la Sofonisba tradotta dal Saint Gelais. Ma su codesta tragedia la Regina “eut opinion qu'elle avoit porté malheur aux affaires du royaume„, e di tragedie non volle più saperne; “mais ouy bien des comédies et tragicomédies, et mesmes celles de Zanni et Pantalons, y prenant grand plaisir, et y rioit son saoûl comme une autre, car elle rioit volontiers„.

Correva l'anno 1571 allorchè questa prima Compagnia di comici dell'arte passò in Francia, chiamatavi in occasione delle feste per l'entrata in Parigi del re Carlo IX con la sua sposa. La vivacità e gaiezza dei nuovi comici, la facilità e spontaneità della loro improvvisazione, i vezzi delle servette e le virtuose galanterie delle prime donne, conquistaron tutti, prìncipi e cortigiani; e l'ambasciatore d'Inghilterra si affrettò a darne conto, in un dispaccio ufficiale, alla sua Regina, che tra' suoi sudditi contava già il giovanetto Shakespeare. In Francia però le rappresentazioni teatrali eran di privativa di alcune confraternite religiose; e, profittando dell'assenza del Re, queste si querelarono ai magistrati. I quali, troppo timorati di coscienza per voler partecipare all'ammirazione dei loro sovrani per gl'istrioni d'oltremonti, furon lieti di fulminar contro di essi multe ed ostracismo. La protezione regale bastò appena a quella povera gente per salvarla dalle multe.

Sennonchè l'anno appresso riapparvero a Parigi, per allietare le nozze del re di Navarra con una delle sorelle del Re. La Compagnia, che sembra avesse già allora il titolo dei Gelosi, era condotta da un bergamasco Alberto, noto pel suo nome o soprannome di Ganassa; al quale oltre tutto il resto, si deve fors'anche l'invenzione della parte e del nome del secondo Zanni, cioè dell' Arlecchino. A Mantova, prima di passar le Alpi, avea dovuto, per volere del Duca, fondere la sua antica Compagnia con l'altra condotta da Pantalone; onde il Brantôme accennava alle loro commedie come “celles de Zanni et Pantalons„, e un signor De la Fresnaye Vauquelin immortalerà nei suoi versi

Ou le bon Pantalon, ou Zany dont Ganasse

Nous a représenté la façon et la grâce.

È d'un effetto tragicomico il leggere, con una data anteriore di solo qualche giorno alla terribile tragedia di San Bartolomeo, una nota di pagamento del Tesoriere di Corte “à Albert Ganasse,' joueur de commédies...., tant à luy que à ses compaignons, en considération du plaisir qu'ilz ont donné à Sa Majesté.... en plusieurs commédies qu'ilz ont représentées par diverses fois devant sa dicte Majesté„.