Condottiero della Compagnia sembra che fosse Flaminio Scala, insigne, come dice il suo biografo, “per essere stato il primo che alle commedie dell'arte improvvisa abbia dato un ordine aggiustatissimo con tutta la buona regola, ed avendone inventate un gran numero„. Suo è lo scenario del Cavadenti, di cui vi ho letta una parte; e suoi son pure gli altri quarantanove, che compongono tutti insieme Il teatro delle favole rappresentative overo la ricreatione comica boscareccia e tragica divisa in cinquanta giornate, ch'è la più antica raccolta di scenari e il fior fiore del repertorio dei Gelosi.
Chiusi il 7 marzo gli Stati Generali, lo Scala, prima di tornare in Italia, diede delle rappresentazioni a Parigi, in quella sala del Petit-Bourbon dove alcuni anni dopo, nel 1614, si sarebbero tenuti gli ultimi Stati Generali della Francia monarchica anteriore all'Ottantanove, e dove fra meno d'un secolo il figlio del tappezziere Poquelin avrebbe inaugurata la vera commedia moderna, cementando le macerie scomposte della nostra Commedia dell'arte. Ma la Compagnia si attirò anch'essa contro le ire delle confraternite e dei magistrati. E questa volta con maggior ragione, perchè i comici attiravano ai loro spettacoli tanta folla quanta non era quella che accorreva alle prediche dei quattro migliori predicatori di Parigi messa insieme! Lo attesta, brontolando nel segreto del suo diario, un membro del Parlamento. Il Re però fece sentire la sua voce e pesare la sua protezione; e quel magistrato brontolone notò: “la corruption de ce temps estant telle que les farceurs, bouffons, mignons,... avaient tout crédit auprès du roi„.
VIII.
Era codesta Compagnia appunto che nei primi giorni del 1578 veniva a Firenze a metter lo scompiglio tra quei commediografi rivali. Il Lasca compose una specie di cartello per annunziarne l'arrivo, e sempre a strazio dei suoi prosuntuosi colleghi:
Facendo il Bergamasco e 'l Veneziano,
N'andiamo in ogni parte,
E 'l recitar commedie è la nostr'arte....
Questi vostri dappochi commediai
Certe lor filastroccole vi fanno,
Lunghe e piene di guai,