L'ordine è legge, la virtù splendore.

E quel che ha più di generoso e santo

La vita degli affetti egli è tuo vanto.

L. Venturi.

Il sano ed alto concetto dell'arte che esce luminoso da questi bellissimi versi di Luigi Venturi, non cominciò ad animare la musica che ne' primi anni appunto del secolo XVII.

Sino allora, e rimontando ai Greci, nella musica s'era costantemente mantenuta una taglientissima divisione: — di sopra (signoreggiante e dominante) la musica delle teoriche, dei sapienti, e delle scuole, che direbbesi aulica; — e di sotto (tenuta in nessun conto e spregiata) quella cui l'uomo è portato dall'istinto e che muove spontaneamente dalle naturali sue facoltà.

Di questa musica (che è la sola vera!) s'ebbero manifestazioni in ogni tempo. Eran tali, ad esempio, le Romanze, i Pianti, le Cobole de' menestrelli; le canzoni de' cantori a Liuto, e via via. Ma pei teorici e per le scuole, quella non era e non poteva esser musica; — era troppo semplice e, in conseguenza, come dicevano, troppo volgare.

Se ora si considera: che l'arte musicale non ha legami di sorta col mondo fisico; che è al tutto eterea, impalpabile e forse non altro che una sensazione sposata ad un sentimento, è facile vedere quale ardua impresa sia quella di piegarla e legarla ad un sistema teoretico che non la impedisca e non la snaturi.

La difficoltà di questa impresa è dimostrata a luce meridiana dal fatto: che riuscirono quasi a nulla i tentativi, gli studi e le speculazioni che vi si spesero intorno nel corso di ventiquattro secoli! Nessuno dirà (è a credere) che ai teorici sia mancato il tempo!

Che cos'è la musica? Di dove e da che viene il fascino irresistibile ch'ella esercita sull'uomo? Qual'è la legge prima e fondamentale per la quale ella riesce all'uomo un linguaggio ministro di profonde e svariatissime commozioni, e che lo ricrea, lo calma, lo agita, lo esalta, lo delizia?